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ROMA – Mantenimento del livello di servizi sanitari prodotti, giudizio dell’utenza rispetto ai servizi offerti e capacità di rilancio attraverso un’efficace politica vaccinale: sono tre gli strumenti di valutazione che supportano dieci regioni italiane e le due province autonome di Trento e Bolzano nell’analizzare la propria capacità di resilienza di fronte all’emergenza pandemica da Covid-19. I risultati più rilevanti dei tre strumenti di valutazione sono stati illustrati oggi durante un evento online organizzato dal laboratorio MeS Management e Sanità dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, a cui hanno partecipato la rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Sabina Nuti, il direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) Domenico Mantoan e il team di ricerca del laboratorio MeS.

GLI STRUMENTI DELLA VALUTAZIONE

Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto e le due province autonome di Trento e Bolzano sono le regioni che aderiscono al network della valutazione e che su base volontaria e in forma proattiva hanno condiviso l’adozione di 3 strumenti che fotografano situazioni differenti, ma muovono da un obiettivo comune, condiviso con il laboratorio MeS Management e sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: misurarsi, tempestivamente, per valutare se i sistemi abbiano retto di fronte allo tsunami della pandemia e individuare subito le aree cui prestare maggiore attenzione, sia in termini di tenuta della rete di offerta, sia in termini di giudizio della popolazione rispetto ai servizi ricevuti.

La valutazione delle politiche vaccinali attualmente in campo – svolta in collaborazione con Agenas – completa il quadro, con l’individuazione delle più efficaci strategie di rilancio del sistema. Dalle regioni e dalle province autonome che aderiscono al network è, ancora una volta, arrivato un segnale forte. Nonostante l’emergenza sanitaria, scelgono di investire sul monitoraggio delle performance per dare solide basi al rilancio del proprio sistema sanitario. I volumi di prestazioni sanitarie offerte nel 2020, a confronto con quelle offerte nel 2019, la soddisfazione da parte della popolazione italiana rispetto ai servizi erogati in epoca di pandemia da Covid-19 e la valutazione delle politiche di vaccinazione: tre prospettive complementari che le tre analisi presentate oggi mettono in luce. In riferimento ai volumi di prestazioni sanitarie, le regioni hanno condiviso il calcolo mensile di 61 indicatori, per individuare in maniera tempestiva possibili vuoti di offerta e intervenire in modo pronto. Le aree di indagine coperte includono alcune prestazioni ospedaliere particolarmente sensibili, oltre ai servizi ambulatoriali, al pronto soccorso, all’assistenza domiciliare e alla salute mentale.

I RISULTATI

Le indicazioni nazionali hanno individuato nel 2020 alcune prestazioni ‘non comprimibili’, per le quali i sistemi sanitari regionali sono stati chiamati a fare uno sforzo per ridurre il meno possibile i volumi erogati. È il caso, per esempio, delle prestazioni oncologiche: gli interventi chirurgici per tumore alla mammella (classe di priorità a) calano in media del 14% nel 2020, rispetto al 2019, ma ci sono realtà come Marche e Friuli Venezia Giulia che hanno contratto l’erogazione sotto il 2% e la provincia autonoma di Bolzano che registra addirittura un incremento (+7%). In questo caso, a un calo delle prestazioni nel periodo marzo – giugno 2020 è seguito un rimbalzo sia nel periodo tra luglio e settembre, sia in quello tra ottobre e dicembre.

Un altro esempio: gli interventi chirurgici per tumore al polmone (classe di priorità a) calano in media – tra le regioni del network – del 19%, con riduzioni superiori al 20% in Puglia, Umbria, Lombardia e Liguria e realtà, al contrario, stabili (Bolzano) o addirittura in leggera crescita, rispetto al 2019 (Toscana: + 1.4%). Anche nell’ambito cardiovascolare la variabilità è marcata: i ricoveri per bypass aortocoronarico calano in media del 24%. La regione Basilicata è, in questo caso, in controtendenza e registra un incremento del 5%, probabilmente per una riduzione della mobilità passiva (fughe sanitarie). Calano, invece, in tutte le regioni gli interventi di angioplastica (-16.7%), sebbene realtà come Veneto e Friuli Venezia Giulia contengano il calo a poco più del 10%. In riferimento alla tenuta della qualità dei servizi erogati, si registra una sensibile variabilità inter-regionale.

A titolo di esempio, la percentuale di fratture del collo del femore operate entro due giorni cala in media di circa 4 punti percentuali, con una riduzione più marcata in Basilicata (-19%) e invece un miglioramento in Veneto, Marche e Puglia.

È noto che il Covid-19 non abbia colpito in modo omogeneo le regioni italiane nel 2020: il dato che emerge, però, è che anche realtà che hanno registrato un’alta incidenza, come la provincia autonoma di Bolzano e la regione Veneto, non soltanto hanno saputo arginare in maniera efficace lo tsunami che si sono trovate ad affrontare, ma hanno anzi risposto relativamente meglio rispetto a regioni meno flagellate dall’infezione.

I LIVELLI DI SODDISFAZIONE DEI CITTADINI ITALIANI

Per quanto riguarda la soddisfazione da parte della popolazione italiana rispetto ai servizi erogati in epoca di pandemia, un questionario somministrato ad un ampio campione (12.322 rispondenti) segnala una sostanziale tenuta dei sistemi sanitari regionali. Seppure con differenze tra regioni, a livello italiano il 47,5% della popolazione è soddisfatto dell’assistenza sanitaria ricevuta durante la pandemia, il 29,5% dà un giudizio medio, mentre il 23% si dichiara insoddisfatto. Chi ha contratto l’infezione si dichiara più soddisfatto del servizio ricevuto rispetto a chi non è stato contagiato. In particolare, chi è stato preso in carico dal servizio sanitario nazionale sia in termini di tracciamento sia in termini di visite domiciliari, se necessario, risulta significativamente più soddisfatto di chi non è stato preso in carico attivamente. Livelli di soddisfazione maggiore si registrano tra coloro che hanno eseguito un tampone presso una struttura pubblica rispetto a coloro che lo hanno eseguito presso una struttura privata. Infine, sull’andamento della campagna vaccinale emerge, con i dati messi a disposizione dalla Protezione civile e dalla Presidenza del consiglio dei ministri (aggiornati al 17 aprile 2021), un’ampia variabilità tra le regioni italiane nelle somministrazioni di vaccini verso le categorie più fragili ed esposte al rischio. Per la categoria over 80 le percentuali che hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino vanno dal 55% della Sicilia ad una copertura del 90% in Veneto. Per la vaccinazione dei cittadini tra i 70 e i 79 anni, partita nei primi giorni di aprile, la quota di persone che ha ricevuto almeno la prima dose va dall’11% della Basilicata al 57% della provincia autonoma di Bolzano. Meno variabilità si riscontra nella copertura vaccinale degli ospiti delle Rsa, con molte regioni che hanno già raggiunto la totalità degli ospiti.

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