La Corte dei conti ha sollevato alcune preoccupazioni sulle risultanze della gestione della Cassa Ragionieri per il 2012. Molti di tali allarmi sono stati superati dall’entrata in vigore della riforma previdenziale nel frattempo approvata dai Ministeri vigilanti, ma restano ancora alcuni elementi di “attenzione” da monitorare.

In molteplici occasioni, anche nel recentissimo passato, ci siamo occupati della situazione della Cassa di Previdenza dei Ragionieri: sia nell’ambito più generale dello stato della previdenza professionale che – più in dettaglio – analizzando alcuni snodi riferiti alla specificità di questa gestione.

Rientrano, nell’ambito generale, gli articoli pubblicati in ordine ai vincoli che il Legislatore ed il Governo hanno posto al libero dispiegarsi dell’autonomia normativa e gestionale riconosciuta alle Casse professionali dai Decreti Legislativi nn. 504/94 e 103/96, attraverso prelievi forzosi, vincoli di spesa legati alla spending review, moltiplicazione e sovrapposizione dei controlli formali e sostanziali e, da ultimo, l’ingerenza nella valutazione in ordine alla conformazione del sistema previdenziale e pensionistico di ciascuna delle Casse.

Rientrano, invece, nelle questioni specificatamente afferenti alla previdenza dei Ragionieri delle quali ci siamo più volte occupati: la giurisprudenza in ordine alla efficacia temporale del disegno di riforma degli anni 2002/2003, lo sviluppo del processo di dismissione del patrimonio immobiliare per il tramite del suo conferimento a Fondi Immobiliari e, soprattutto, la delicata vicenda che ha riguardato le modalità ed i termini con i quali la Cassa dei Ragionieri è – tardivamente – pervenuta all’entrata in vigore della riforma della propria gestione previdenziale in ottemperanza alla c.d. “Riforma Fornero” (D. L. 201/11).

Rinviando – per la disamina di quanto sopra – ai molteplici articoli pubblicati sul Quotidiano, in questa sede illustriamo i contenuti della relazione della Sezione del controllo sugli enti sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Cassa Ragionieri per l’esercizio 2012: relazione che da un lato, giocoforza, opera rilievi a normativa ed a risultanze contabili pregresse (attestate al 31/12/12), con l’ovvio rischio di indurre a conclusioni erronee, in quanto non fondate su dati “attualizzati”. D’altro lato, tuttavia, indica alcune aree di attenzione che non scontano la problematica temporale appena esposta e, anzi, mantengono – pieno – evidentemente in assenza di correttivi, il loro potenziale di rischio per la gestione presente e futura.

 

La relazione della Corte dei Conti sulla gestione 2012 della Cassa Ragionieri.

Quali i punti principali delle conclusioni alle quali è pervenuta la Corte dei Conti?

La Corte ha rilevato, innanzitutto, che la misura di principale rilievo adottata nel 2012 in merito al patrimonio immobiliare è stato il completamento della dismissione degli immobili residenziali, con il contestuale apporto degli stessi ad un fondo immobiliare dedicato e costituito ad hoc, interamente partecipato dalla Cassa stessa (con esclusione di una sola quota, di proprietà della SGR che ha gestito il trasferimento degli immobili). Al riguardo la Corte – che già si era occupata di questa operazione nel precedente referto, “in corso d’opera” – ha espresso una preoccupazione legata al fatto che, nel 2012, il Fondo immobiliare ha chiuso con un disavanzo, oltre che al fatto che su 280 unità immobiliari immesse sul mercato solo per 18 di esse sono state ricevute proposte di acquisto.

A queste riflessioni va poi aggiunta la circostanza – “ignota alla Corte” al momento della stesura della relazione – che, come illustrato nell’articolo del 24/1/14 sul Quotidiano, l’operazione immobiliare ha recentissimamente ricevuto – seppur in sede cautelare – un “rischioso” stop da parte del Consiglio di Stato, che ha ritenuto che le operazioni di dismissione del patrimonio immobiliare “proveniente” dalle Casse, debbano soggiacere alla normativa sulla dismissione degli immobili pubblici, indipendentemente dalla personalità giuridica privata delle Casse e dall’avvenuto conferimento degli immobili ad una SGR. E’ evidente, che – indipendentemente dall’esito di merito del predetto contenzioso – tale pronuncia ha già creato effetti a valere sugli esercizi correnti, quantomeno sotto il profilo del ritardo nella produzione (e nella quantificazione) delle plusvalenze attese dall’operazione.

Con riguardo alla sostenibilità del sistema previdenziale, la Corte ha sottolineato che – nel sistema contributivo gestito dalla Cassa Ragionieri – si pone, in maniera rilevante, il problema della adeguatezza delle future prestazioni previdenziali: problema che, già evidente a legislazione vigente nel 2012/2013, non potrà che acuirsi nel momento in cui andrà a regime la riforma previdenziale medio tempore approvata dai Ministeri vigilanti (sulla quale vedi, da ultimo, l’articolo apparso sul Quotidiano).

Inoltre, a prescindere dal problema della sostenibilità, la Corte – con riferimento al 2012 e, quindi, ad un momento precedente alla entrata in vigore della recentissima riforma – ha espresso preoccupazioni in ordine alla circostanza che il bilancio tecnico già redatto sulla base delle modifiche a suo tempo in corso di approvazione – evidenzia un saldo previdenziale negativo dall’anno 2033 ed un saldo generale negativo dall’anno 2040. Né la Corte si dice “rassicurata” dal fatto che sia il patrimonio della Cassa sia il grado di copertura, non assumano mai un valore negativo nel periodo considerato, dal momento che “tale “favorevole” circostanza è determinata, secondo le proiezioni attuariali, da un rendimento del patrimonio ipotizzato in una misura ritenuta eccessivamente ottimistica (il 3,5%).

Passando all’esame dei principali “indicatori di salute” del sistema previdenziale, la Corte ha riscontrato che:

– nel periodo 2010 – 2012 si è verificata una diminuzione degli iscritti e un aumento del numero dei pensionati, con conseguente riduzione del rapporto iscritti/pensionati;

– le entrate non riscosse hanno raggiunto dimensioni rilevanti e – soprattutto – presentano un andamento crescente, a ritenuta testimonianza delle difficoltà della Cassa sul fronte della riscossione dei contributi nonostante le iniziative comunque già poste in essere.

 

Conclusioni.

Se – da un lato – le conclusioni della Corte “scontano” la circostanza di essere state rese prima della recentissima entrata in vigore della Riforma della Cassa, d’altro lato, esse segnalano elementi di oggettiva “tensione sistemica” da porre sotto stretto monitoraggio.

Ciò che – però – rileva, al riguardo, è che mentre alcune delle leve da monitorare rientrano pienamente nel doveroso perimetro di competenza ed intervento della Cassa, come ad esempio il recupero dei crediti contributivi evasi dagli iscritti, ve ne sono altre che – invece – sono completamente al di fuori dei margini di intervento degli Organi di amministrazione della Cassa la quale – anzi – per usare una metafora, viene lasciata sul ring a combattere con le mani legate dietro la schiena.

Fuor di metafora, rammentiamo al riguardo che:

1) nonostante la conclamata volontà al riguardo e le molteplici proposte avanzate, sembra ormai naufragata la fusione con la Cassa dei Dottori Commercialisti che avrebbe dovuto fare da pendant alla fusione dei relativi Ordini professionali: ciò che sta impedendo, quantomeno, la creazione di economie di scala e la formazione di massa critica ai fini della riduzione dei costi e della redditività degli investimenti. E’ evidente che – in assenza di una forte presa di posizione del Governo al riguardo – non può poi lamentarsi la progressiva riduzione della platea degli iscritti;

2) allo stesso modo, e nella stessa logica non sono parse convincenti le argomentazioni con le quali il Ministero del Lavoro ha cassato la disposizione del Regolamento approvato dai Delegati della Cassa che avrebbe previsto l’introduzione dell’obbligo di iscrizione degli Esperti Contabili presso la Cassa Ragionieri. Tale soluzione – oltre che logica, concettualmente scontata e di buon senso – avrebbe modificato in misura rilevante (ed ovviamente positiva) la prospettiva demografica con la quale la Cassa si deve confrontare in termini di sostenibilità;

3) quanto poi alla problematica relativa agli immobili, la stessa è divenuta parte della più ampia questione della natura delle Casse professionali. Appare, infatti, incomprensibile l’atteggiamento del Governo e degli Organismi di controllo che – da un lato – impongono vincoli, prelievi forzosi e livelli di tassazione anomali alle Cassa e – dall’altro lato – additano le sofferenze di bilancio piuttosto che la necessità di procedere con più attenzione nella gestione degli investimenti. Quello che manca – in realtà – nell’inquadramento della previdenza professionale sono chiarezza e coerenza: chiarezza, nel delineare il perimetro normativo di riferimento, e coerenza nel tenervi fede senza l’adozione di misure schizofreniche ed incoerenti che, ogni anno (quando non più spesso), rimettono in discussione l’intero assetto previdenziale, fiscale, contabile ed organizzativi di realtà che assicurano – con indubbio successo – il futuro previdenziale di milioni di professionisti.