La possibile fine di quota 100, di cui non si parla nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) r¡apre il dibattito sul sistema previdenziale. Nel testo finale del Piano (337 pagine) la Lega è riuscita a far togliere il riferimento, che c’era nella versione precedente, al fatto che Quota 100, come prevede la legge, terminerà alla fine di quest’anno e non sarà prorogata. Nonostante ciò, la stessa Lega sa che la “sua” riforma introdotta sperimentalmente dal governo Conte 1 per ottenere la pensione a 62 anni (con 38 di contributi) non sarà meccanicamente riproposta. I rischi legati a una chiusura netta del programma quota 100, però, sono diversi, come sottolineano i sindacati. Escludere a priori la proroga del la pensione con quota 100, denuncia la Cisl, “senza prevedere alternative valide e socialmente sostenibili, è profondamente sbagliato”. Via Po, così come i sindacati dei pensionati, chiedono da tempo una riforma strutturale nella direzione di una maggiore flessibilità del sistema pensionistico. In sostanza, il contrario di un possibile taglio netto a quota 100, per altro senza misure alternative. “La riforma delle pensioni – sottolinea il segretario generale della Fnp Cisl, Piero Ragazzini – è tornata di nuovo ad essere un tema caldo nell’azione di governo. Tutto ruota intorno all’idea di un probabile addio a Quota 100 dal prossimo 31/12/21 che potrebbe provocare un nuovo caso esodati. La Fnp – aggiunge il sindacalista – è in sintonia con la Cisl nel proporre il superamento dello scalone che scatterebbe da gennaio 2022 attraverso l’introduzione di un’età di uscita flessibile”. Ragazzini evidenzia, poi, la necessità di “introdurre una pensione di garanzia per i giova n i, per eh i ha carriere discontinue e ha avuto un’in terruzione nella contribuzione anche per aver svolto lavoro di cura”. “Infine – aggiunge il segretario generale della Fnp – occorre intervenire sulla previdenza complementare”. È poi necessario, spiega ancora Ragazzini, “tutelare quei lavoratori che svolgono lavori usuranti e gravosi, i caregiver, e gli invalidi al 74%”. “Va resa strutturale l’opzione donna-aggiunge il sindacalista -, va confermata la pensione anticipata per 41 e 10 mesi per le donne e 42 e 10 mesi per gli uomini, e i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorate prima di 19 anni”. La Fnp chiede inoltre l’ampliamen to dell’attuale platea dei beneficiari della 14esima mensilità e un più equo meccanismo di rivalutazione delle pensioni “vista la perdita del potere d’acquisto che si è verificato negli anni”. Una rivalutazione delle pensioni può avvenire, tra l’altro, anche attraverso “una seria riforma fiscale”. “Riteniamo, inoltre, necessario – afferma Ragazzini -attivare la Commissione per una valutazione del reale impatto della spesa assistenziale e della spesa previdenziale sul bilancio del nostro Paese. Questo dovrebbe permettere, fra le altre cose, di inviare all’Europa dati più esatti sulla spesa pensionistica Italiana”. In quest’ottica il segretario generale della Fnp chiede l’attivazione di un tavolo “affinché le proposte presentate nella piattaforma rivendicativa unitaria dei sindacati dei pensionati vengano discusse”.