La Cassa di previdenza dei ragionieri ha pubblicato un bando per una gara pubblica europea per la gestione del patrimonio mobiliare. Il Consiglio di amministrazione dell’Istituto, presieduto da Luigi Pagliuca, ha messo a punto un nuovo modello di investimenti allo scopo di esercitare un maggiore controllo sul proprio portafoglio.

Presidente Pagliuca, come nasce questa iniziativa?

“La Cassa ragionieri aveva scelto, alcuni anni fa, il modello della sicav, ossia una società di investimento a capitale variabile in cui il capitale della società corrisponde, in ogni momento, al valore di mercato del patrimonio della sicav. Questo tipo di investimento presenta il vantaggio di offrire, giorno per giorno, il corretto e puntuale valore di mercato di tutti gli investimenti, poiché ogni azione assume il valore di mercato del patrimonio in quel giorno diviso il numero di azioni della sicav. Di norma gli azionisti di una sicav hanno il solo potere di approvare i bilanci, di nominare gli amministratori e di conferire il mandato di gestione a un soggetto terzo. Di conseguenza, abbiamo avvertito la necessità di esercitare un maggiore controllo e un ruolo più diretto e più attivo. Il nuovo consiglio di amministrazione, in attuazione del programma di mandato presentato all’assemblea dei delegati, ha delineato un diverso modello di investimenti, abbandonando l’esperienza della sicav, ritenuta poco idonea per il frazionamento dei rischi di concentrazione delle masse affidate, per passare a mandati di gestione patrimoniale affidati a più gestori. Con il nuovo modello la Cassa potrà indirizzare più da vicino le scelte strategiche di investimento, finalizzate a garantire l’equilibrio di lungo periodo, e controllarne il rispetto da parte dei gestori”.

Quanti gestori intendete selezionare e per quali volumi di investimenti?

“Selezioneremo cinque gestori e a ognuno di loro affideremo una cifra variabile fra i 120 milioni e i 300 milioni di euro”.

Cercate gestori specializzati nelle diverse tipologie di investimento?

“No, intendiamo far replicare a ogni gestore l’asset allocation complessiva della Cassa. In questo modo potremo confrontare i gestori fra di loro, con riguardo alla loro capacità di performance di gestione del portafoglio. Nel bando di gara ci siamo riservati il diritto di sostituire, ogni anno, il gestore che ha raggiunto i risultati meno brillanti”.

Avete in progetto anche di apportare dei cambiamenti al portafoglio della Cassa nel corso del 2015?

“Come tutte le Casse che provengono dall’esperienza pubblica in passato abbiamo investito molto nell’immobiliare e di conseguenza abbiamo investimenti ridotti in azioni e in obbligazioni. Riteniamo tuttavia che la diversificazione del portafoglio debba essere attuata con grande attenzione, tenendo conto della situazione dei mercati e senza le ansie che possono portare a investire nel momento sbagliato. Con la grave crisi del mercato immobiliare in corso non riteniamo sarà possibile dismettere a breve gli investimenti diretti o indiretti in immobili. Ci siamo perciò concentrati sulla ripartizione delle risorse disponibili: la liquidità e gli strumenti finanziari mobiliari che al momento dell’affidamento saranno presenti in portafoglio. Prevediamo di investire per l’anno 2015 il 30% in azioni e il 70% in obbligazioni. Contiamo così di iniziare a riequilibrare le diverse asset class del patrimonio, per ottenere migliori rendimenti. Le singole asset class potranno essere incrementate o decrementate dai gestori sulla base dell’andamento dei mercati mobiliari e sulla base di bande di oscillazione che prevedono una presenza minima delle asset class obbligazionarie nella misura del 65% e massima dell’80%”.

Come assicurare la giusta trasparenza a queste operazioni?

“Una maggiore trasparenza è l’obiettivo primario del nuovo Consiglio di amministrazione. Avvertiamo come una necessità condividere con i delegati e gli iscritti tutte le azioni intraprese dalla Cassa. Stiamo operando in vari settori, dall’efficientamento al risparmio, dall’ottimizzazione delle risorse alla messa in sicurezza dei patrimoni. Queste attività svolte dai vertici devono essere assolutamente condivise, anche perché un’intelligenza collettiva, che raccolga quindi i contributi degli iscritti, è sicuramente superiore rispetto a quella di un singolo”.

 

Fonte: ItaliaOggi