L’Italia punta forte su cultura e turismo per rilanciare l’economia duramente colpita dalla crisi pandemica del Covid-19- Otto i miliardi in favore del turismo che saranno inseriti tra le priorità del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una vera e propria boccata d’ossigeno per uno dei comparti che ha maggiormente sofferto le chiusure dell’ultimo anno. Ma l’Italia ha un altro asso nella manica. Quello legato alla produzione culturale e all’infinito patrimonio storico e artistico che può fare anch’esso da traino. Giocano a favore di questo processo un miliardo e mezzo di euro investiti dal governo draghi nella formazione del terziario oltre ai fondi previsti dal Recovery sulla digitalizzazione. Questi i temi affrontati nel corso del Forum «Cultura e Impresa volano per la ripresa» organizzato dalla Cassa nazionale dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha registrato gli interventi dei parlamentari Flavia Piccoli Nardelli (Pd), Paola Frassinetti (Fratelli dItalia),Angela Colmellere (Lega) e Gianluca Vacca (M5s), componenti della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione di Montecitorio, che hanno lanciato un appello bi-partisan a sostegno del mondo dello spettacolo. A fare gli onori di casa . Paolo Longoni (consigliere d’amministrazione della Cnpr), il quale ha sottolineato che «non c’è solo la cultura del lavoro, ma anche il lavoro collegato alla cultura. Dobbiamo essere consapevoli dell’attività svolta da chi opera in questo settore come professionisti a tutti gli effetti che producono ricchezza. Non devono essere più considerati come figli di un Dio minore bensì come risorsa fondamentale per la nostra economia. Qualcuno disse che con la cultura non si mangia. Nulla di più sbagliato. La cultura come generatore di lavoro e ricchezza per il paese necessita di percorsi di studio più vicini al mondo del lavoro. E questo vale per tutto l’universo delle 31. Una giungla di titoli di studio che forse necessita di un riordino sistematico». Anche per Mario naie specializzato da inserire nei cicli produttivi. Nel made in Italy sono determinanti queste figure. La risposta a questo bisogno formativo è stata trovata con i corsi post diploma negli istituti tecnici superiori. La ricaduta occupazionale di questi corsi è molto alta con il 70 per cento degli studenti che trova lavoro immediatamente, II Governo Draghi ha inteso rafforzare questi percorsi prevedendo nel Pnrr 1,5 mid di euro per formazione. C’è da auspicare che vengano spesi bene».