ambiente,-cingolani:-“l’emergenza-climatica-e-ora,-non-nel-2200.-possiamo-rimediare,-non-risolvere”

Di Roberto Antonini e Ugo Cataluddi

ROMA – “Oggi va di moda parlare di transizione, come se ci fossimo svegliati ieri” ma “c’è una comunita di persone che sono decenni che guardano i trend”. Però a livello generale “oggi cominciamo ad accorgerci che forse il problema è più urgente di quel che pensavamo”, con le devastazioni che incombono e l’emergenza climatica che “non è più a due secoli da ora”, ma adesso. E allora si deve capire che “rimediare non è risolvere, è rimediare”, e “nel tentativo di rimediare dobbiamo farci un esame di coscienza”. Il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani lo dice durante il convegno ‘Our Europe our future’, in diretta dalla sede del Pd a Roma.

“La termodinamica non aspetta- spiega Cingolani- al di là delle nostre volontà il pianeta sta facendo il suo corso non siamo stati bravi a lasciare un buon futuro a prossime generazioni, ora dobbiamo rimediare. Va molto di moda parlare di transizione come se ci fossimo svegliati ieri ma ci sono persone che ci lavorano da decenni, ma ci stiamo accorgendo che il problema è più urgente, non riguarda il 2200 ma i ragazzini che vanno a scuola che quando avranno la mia età si ritroveranno il mare nelle piazze. Questa è una materia che richiede solidarietà specialmente nie confronti dei Paesi in via di sviluppo”.

Secondo Cingolani, infatti, nella transizione ecologica e nella lotta all’emergenza climatica in atto “serve un approccio serio, quantitativo, burocraticamente ineccepibile e ovviamente solidale”. Infatti “per 100 anni abbiamo fatto quello che ci pareva, come nazioni avanzate, ora ci sono Paesi nel mondo che vorrebbero anche loro crescere, e non gli possiamo dire ora ‘fermi, investite sul verde perché c’è l’aria cattiva'”.

Quindi affrontare la crisi climatica “richiede solidarietà- sottolinea Cingolani- dobbiamo essere i primi ad aiutare questi Paesi perché possano partecipare anche loro a un processo di decarbonizzazione che serve a tutti, anche a noi che” la crisi “l’abbiamo causata”, quindi “ci vuole molta serietà”.

Il successo della transizione ecologica in Italia, spiega ancora il ministro, “non è un problema di termodinamica e nemmeno di tecnologia, che c’è, è un problema banale di burocrazia”. Quindi “non prendiamoci in giro, è la vera grande sfida. Se veramente crediamo ad una futura economia basata sull’idrogeno e a tutto quello che stiamo promettendo per una decarbonizzazione davvero alta, solo in Italia dovremmo installare circa 70 GigaWatt di rinnovabili addizionali- spiega Cingolani- la nostra bravura non è alta, riusciamno a metterne solo 1 GW l’anno. Quindi con la nostra attuale capacità ci servono circa 90 anni per fare la la transizione”.

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