salute,-basoccu:-“‘i-ritoccati’-racconta-l’umanita-dietro-le-richieste-di-chirurgia-plastica”

ROMA – Lo Studio Medico Basoccu insieme ai ‘Basoccu’s Angels’ diventa il palcoscenico per un caledoiscopio di personaggi molto divertenti grazie ai quali viene messo in evidenza il lato più umano della chirurgia plastica. Il Professore recita il ruolo di se stesso e si trova in ogni puntata a raccogliere le ‘confessioni’ e i desideri dei suoi pazienti. Insomma con ironia la serie ‘I Ritoccati’ vuole dare voce a paure e insicurezze molto tipiche e condivisibili. Ma c’è chi si chiede: è davvero così simpatico nella vita il chirurgo plastico romano? Quali sono le richieste più strane che ha ricevuto? E poi il molto tempo passato con se stessi in lockdown ha maggiormente spinto gli italiani a volersi vedere, almeno in qualcosa, diversi? L’agenzia di stampa Dire ha rivolto tutte queste domande al protagonista della serie Tv in onda su Sky, il Professor Giulio Basoccu.

‘I Ritoccati’ è la divertentissima e ironica serie tv in onda su Sky dove lei interpreta se stesso. Come è nata l’idea di questo format e soprattutto lei è davvero così come la vediamo sullo schermo? Si confida davvero con il pesciolino rosso?

“Il pesciolino rosso è lì a ‘disposizione’ di tutti. E’ la presenza di cui ci si ricorda di più di tutto lo studio. L’idea del format è nato parlando con l’amico e compagno di una serie di esperienze legate alla tv che è Luca Rochira con cui cercavamo un modo per raccontare l’attività che si svolge all’interno delle pareti di uno studio ma volevamo farlo in maniera diversa. Per questo abbiamo deciso di raccontare le storie dei pazienti non a partire dall’intervento o a dai cambiamenti che volevano apportare alla propria immagine ma piuttosto rispetto alle loro debolezze, a quelle vicessitudini che rendono molto umano e ricco il lavoro del chirurgo plastico. Da questa intuizione è nata la serie dei ‘Ritoccati 1’ che ha avuto un grande successo perché divertente. Come sono nella vita? Sono così ‘poco serio’ come appaio nello schermo. I Ritoccati’ è stata ed è un’esperienza divertente nel percorso oltre che il risultato ed è per questo che l’abbiamo voluta ripetere”.

Qual è la richiesta d’intervento più strana e particolare che un paziente le ha rivolto e magari romanzata è stata inserita in una delle puntate?

“In realtà non sono le richieste la cosa strana. Perché appunto le richieste sono sempre simili a se stesse. In realtà è la straordinarietà, la varietà e l’umanità delle persone che arrivano da me a fare la differenza. Tutta questa ricchezza umana genera storie e momenti di condivisione con i pazienti e le loro famiglie ogni volta diverse. Affronto raramente richieste particolari come a volte si tende ad immaginare. Le persone che si rivolgono a noi durante il colloquio si liberano di una serie di complessi, di frustrazioni e di problemi tanto che il chirurgo plastico diventa un confessore- psicologo. Tutto questo sforzo il paziente lo compie quasi per voler giustificare anche il percorso chirurgico che si vuole intraprendere anche se non è necessario. Ripeto non sono le richieste ma le persone a rendere straordinario il mio lavoro”.

Oggi ricorrere alla chirurgia plastica per fortuna non è più un tabù. Migliorarsi ed essere in confidenza con se stessi è un obiettivo che più o meno tutti vogliamo raggiungere. La chiusura forzata a casa in tempi di lockdown e un rapporto più assiduo con lo specchio secondo lei hanno spinto maggiormente le persone a sentire la necessità di modificare qualcosa del proprio corpo? Lei cosa ha potuto registrare in base alla sua esperienza?

“Direi invece che la chirurgia plastica ed estetica per molti costituisce ancora un elemento di imbarazzo difficile da affrontare soprattutto per gli uomini. Questo è scaturito dal fatto che ci si trova a raccontare una grande debolezza che si ha rispetto a se stessi. Quindi che non sia più un tabù è vero fino ad un certo punto. Durante il lockdown è accaduto qualcosa di particolare e al tempo stesso di banale. Ci siamo ritrovati molto a contatto con noi stessi e sono venute meno tutte quelle attività che riempivano la nostra vita. Questo ci ha dato la possibilità di vivere anche di più il nostro corpo e ciò ha potato a tirar furori anche delle insicurezze che si sono esacerbate durante la chiusura. Questa serie di fattori ha portato, dopo il lockdown, a ricorrere maggiormente alla chirurgia estetica. E poi banalmente aver risparmiato del denaro, almeno quei pochi fortunati che hanno potuto farlo e hanno avuto la possibilità di pensare a cose meno importanti e drammatiche, ha fornito la possibilità di impegnare quei risparmi in qualcosa per migliorare il proprio aspetto. Questa serie di fattori credo abbia prodotto una maggiore richiesta di trattamenti”.

Può partire direi ufficialmente il conto alla rovescia per la temuta prova costume. Chi desidera ricorrere ad una liposuzione è ancora in tempo? Ci sono novità in questo campo magari tecniche meno invasive?

“Nessuna novità radicale. Le tecniche impiegate per ridurre gli accumuli adiposi chirurgiche e non chirurgiche si sono affinate, penso ad esempio ai trattamenti di criolipolisi, ai laser e alla radiofrequenza. Anche la liposuzione chirurgica si è affinata nel senso che la tecnologia più innovativa offre una grossa mano perché quelloche era semplicemente una aspirazione meccanica, prodotta con un vacuum quindi con un macchinario che crea un vuoto, oggi si somma alla radiofrequenza, ai laser che aumentano la capacità di distruggere le cellule adipose e quindi aumentano la quantità di grasso che vogliamo aspirare. La liposuzione oggi è peraltro grazie ai progressi nel campo un percorso molto più rapido con tempi di recupero post intervento brevi. Insomma niente panico da prova costume c’è ancora tempo per effettuare questo trattamento”.

Prima di lasciarci vuole anticiparci qualcosa?

“A breve ripartiamo con le registrazioni di un’altra serie de ‘I Ritoccati’ non oso dire, per scaramanzia, seguiteci perché sono stati già molti a farlo”.

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