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ROMA – Preservare la foresta atlantica e al contempo produrre centinaia di migliaia di tonnellate di cacao, integrando la vegetazione spontanea con quella necessaria alla coltivazione del frutto: è una delle chiavi dello sviluppo della produzione del cacao nello Stato di Bahia, oltre 560.000 chilometri quadrati affacciati sull’Oceano Atlantico, dalla punta nord-orientale del Brasile.

Ne ha parlato con l’agenzia Dire Cristiano Sant’Ana, direttore esecutivo della Associacao Cacau Sul Bahia o (Acsb), un’organizzazione fondata sette anni fa che a oggi rappresenta circa 3.000 produttori della regione. L’intervista si svolge a pochi giorni dal lancio, da parte del ministero dell’Agricoltura, del Piano settoriale per l’adattamento e le basse emissioni di carbonio in agricoltura, denominato ‘Abc +’. L’iniziativa è un’occasione per parlare della sostenibilità, secondo Sant’Ana uno degli elementi che caratterizza la coltivazione del cacao. A garantirla in questo particolare settore è il sistema noto con il nome di “cabruca”.

“È un insieme di procedure nato circa tre secoli fa – spiega il direttore – che consiste soprattutto nel far crescere gli alberi del cacao all’ombra di quelli più alti che caratterizzano la ‘mata atlantica’, la foresta che è il principale bioma di Bahia”. Questo sistema integrato tutela la foresta e si va ad aggiungere alla protezione garantita dal codice forestale nazionale. “A Bahia il 20 per cento delle foresta nativa deve essere protetta” dice Sant’Ana. La percentuale di territorio tutelato è inferiore a quella di altre zone del Brasile. Nella Foresta amazzonica, per fare un esempio, la quota da proteggere si aggira intorno all’80 per cento.

Le radici di questa diversa suddivisione sono da trovarsi nella storia di Bahia, dice il direttore Acsb. “È stata la prima area del nostro Paese a essere colonizzata, dai portoghesi, secoli fa”. Un percorso lungo, quindi, testimoniato da una maggiore antropizzazione del territorio ma anche da un settore produttivo molto ricco. “La cabruca segna la vita di 83 diverse municipalità della zona, per un totale di oltre tre milioni di abitanti” dice Sant’Ana, che fornisce alcuni numeri della produzione del cacao: “Sulle 240mila tonnellate che sono state prodotte in Brasile l’anno scorso, tra le 110 e le 115mila crescono qui”.

A testimoniare i successi, le avventure e anche le criticità a cui vanno incontro i produttori di cacao della zona ci ha pensato negli anni anche la letteratura. “Il cacao e la sua produzione sono il cuore delle opere di Jorge Amado, probabilmente l’autore brasilano più noto nel mondo, ma non solo” dice Sant’Ana. “Da qui sono partite anche le riflessioni di Milton Santos, padre della ‘geografia critica’ brasiliana”. Il direttore continua: “Uno degli elementi più incredibili del cacao è che era coltivato dagli inca secoli fa e in alcune zone del Sud America, come a Bahia, è ancora la principale attività economica”.

Attività importante anche oltre i confini di Sud America e Brasile, a oggi il settimo maggior produttore di cacao al mondo. I primi due si trovano infatti in Africa: rispettivamente Costa d’Avorio e Ghana. Negli ultimi mesi i produttori di questi Paesi si sono trovati spesso in situazioni di conflitto con le multinazionali della World Cocoa Alliance, che riunisce i principali acquirenti della materia prima, soprattutto circa questioni legate alla suddivisione dei proventi con i produttori locali. “Anche in Brasile abbiamo avuto problemi simili, ma con toni molto più lievi” dice Sant’Ana. “Dialoghiamo con le multinazionali anche nel contesto della camere di commercio e può capitare che spesso si senta la necessità di un maggiore sforzo da parte di queste società lungo tutta la filiera, oltre che di una più equa ripartizione dei guadagni”.
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