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Di Giacomo Cozzaglio e Giovanni Domaschio

MILANO – Un volume di affari illegali da un milione di euro all’anno, tra smaltimento illegale di rifiuti e recupero del ferro. Una discarica a cielo aperto nei pressi del campo dove veniva buttato il materiale di scarto, tra cui amianto e olii esausti. Oltre all’attività illegale era un vero e proprio scempio ambientale quello creato al campo di via Bonfadini, a Milano, da un’associazione per delinquere creata dagli ospiti del campo, organizzazione smantellata oggi dalla polizia locale con 33 misure cautelari e una sessantina di indagati.

L’operazione è stata ribattezzata “Rifiuti Preziosi” dagli investigatori, supervisionati dal Procuratore aggiunto Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia. I reati contestati sono estorsione con metodo mafioso e associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti illeciti e di stupefacenti. Gli arrestati, italiani e romeni, avevano creato nel campo un centro per lo smaltimento illegale e il recupero di materiali ferrosi pagati in contanti. Il resto veniva abbandonato per strada per essere raccolto dall’Amsa più volte a settimana.

Nel contrasto all’associazione per delinquere, presentata in conferenza stampa dal comandante della polizia locale Marco Ciacci, dal commissario del Nucleo protezione del territorio della polizia locale Marco Forestieri e dalla vicesindaco con delega alla Sicurezza Anna Scavuzzo, erano coinvolte sei persone interne al campo e altre 27 tra complici e imprenditori. A capo dell’organizzazione c’era Umberto Cirelli, pregiudicato di 65 anni, che gli inquirenti ritengono anche responsabile del giro di spaccio di cocaina. Nel luglio 2020 l’uomo aveva inoltre minacciato alcuni imprenditori che non volevano sfruttare il campo per lo smaltimento dei rifiuti.

“Contestualmente alle misure cautelari, è stato anche disposto l’abbattimento dei manufatti abusivi” ha precisato la vicesindaco Scavuzzo.

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