video-|-giro-del-gabon-in-38-ricette:-dalla-polpa-di-atanga-al-pollo-all’odika

ROMA – “Quando ho amici a cena, di solito preparo ewere y’ezanga (baccalà con cavolo cappuccio e carote), poi mbong’l’o na bukulu (vale a dire melanzane con foglie di ibisco), polpettine di n’nam ngoane (a base di semi di zucca) e infine, come dessert, fete (bon bon realizzati con polpa di atanga, un frutto locale simile al dattero). Raramente i miei invitati conoscono queste delizie e raramente ne restano delusi”. Parola di Ornelie Yenault, autrice insieme alla sorella gemella Sarah del ricettario autopubblicato ‘Gastronomie gabonaise, voyage à travers le Gabon en 38 recettes’ (‘Gastronomia gabonese, viaggio attraverso il Gabon in 38 ricette’). L’agenzia Dire la contatta a Lione, in Francia, mentre la sorella Sarah è in Africa per un tour di presentazione del libro.L’esperta racconta: “Siamo arrivate nel 2012 appena diplomate e abbiamo studiato Scienze dell’alimentazione. Il progetto del ricettario è nato allora, quando ci siamo rese conto che in pochi conoscevano la cucina del Gabon e ancor meno le tradizioni, le lingue e le varie comunità che lo caratterizzano. Il Gabon è un Paese molto piccolo ma ha un’incredibile varietà di prodotti della terra, carne e pesce, avendo le foreste, i boschi e l’Oceano. E i piatti variano da regione a regione, persino da villaggio a villaggio. Vari tipi di cucina africana sono ben noti del mondo – penso al couscous del Marocco, ad esempio – e quindi abbiamo deciso di fare qualcosa per valorizzare tutto questo”.La cucina gabonese, dice Ornelie Yenault, “è nutriente e sana e si basa sulla noce di cocco, per creare anche salse, sughi e bevande. Poi usiamo vari tipi di legumi e tuberi per realizzare delle puree, oppure le melanzane bianche, il fiore di banano e il platano, la zucca e tanti frutti e spezie che purtroppo in Europa non ci sono ma che pian piano stanno arrivando sui mercati. Nelle zone costiere invece si può consumare il pesce, come il merluzzo, i frutti di mare o i crostacei”.

Anche la carne è largamente apprezzata, soprattutto nell’entroterra ricco di foreste, “dal cinghiale al porcospino” ma anche “pollo all’odika, la nostra varietà locale di cioccolato”. Ecco perché il libro si articola in nove capitoli. “Tanti quanti le province- dice Ornelie Yenault- raccontate attraverso 38 ricette che permettono di conoscere gli ingredienti più usati”. E così “si scoprono anche etnie, tradizioni e lingue locali: ne abbiamo oltre 40 lingue minacciate dall’uso del francese e dalla scomparsa delle comunità dei parlanti. Vogliamo salvarle dall’estinzione”. Ogni ricetta è tradotta in inglese e francese, ma anche in una delle 18 lingue maggioritarie delle province: “Tra queste prevalgono, a seconda del caso, il fang, lo nzebi, il kota, il punu, oppure il ghisir”.E mentre il ricettario conquista pagine sulle principali testate francesi e africane, le gemelle pensano al prossimo passo: “Lavoriamo per continuare a rafforzare le nostre conoscenze, col sogno di aprire un giorno un ristorante di autentica cucina gabonese. Un luogo per ospitare, al tempo stesso, anche corsi di cucina e di lingue”.E per chi volesse intanto cimentarsi con qualche esperimento, le sorelle Yanault hanno aperto pagine di ‘Gastronomie Gabonaise’ sui social network: con foto e video spiegano come preparare un buon piatto.
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