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MONTALCINO – Da Montepulciano a Montalcino. Dalla terra del Nobile a quella del Brunello. Oltre 95 chilometri di ‘mangiaebevi’ su e giù per il senese di pregio, la patria del vino. Viti, ulivi, crete senesi e strade bianche e dell’Eroica, tutto cristallizzato da un tiepido sole di maggio che fa bene al morale. Perché per farla in bici serve anche tanto morale. È l’undicesima tappa del Giro-e, la competizione che corre parallela al Giro d’Italia per promuovere il turismo lento nel Belpaese. Bici da strada a pedalata assistita, nove squadre, sei maglie in premio: la più ambita quella arancione, colore della squadra leader della corsa.

Si parte dall’elegantissimo e roccioso quadrato di piazza Grande, sulla cima di Montepulciano, tra il palazzo comunale e il duomo. Arrivo nel cuore della Val d’Orcia, che è patrimonio Unesco dell’umanità. A Montalcino, che di secondo nome fa Brunello. In mezzo chilometri di bellezza antica e fatica, fatti però in buona compagnia. Se ad esempio ‘si corre’ nel team Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, a fianco del capitano Max Lelli, gli ori olimpici Manuela Di Centa e Yuri Chechi, e un mostro sacro del ciclismo come Moreno Argentin, capace di trionfare per ben quattro volte alla Liegi e portarsi a casa un Fiandre, un Lombardia, tre Freccia Vallone e un campionato del mondo.

Campi verdi e papaveri a migliaia, cipressi fasciati di rosa, le colline da cartolina, risate di gruppo e uno strappo affrontato grazie alla mano sulla schiena di Argentin. Niente scuse, avanti anche se davanti ci sono le rampe sterrate del passo del Lume Spento e pendenze che sfiorano anche il 16%. Passa Igor Astarloa, dice “il vento lo senti e non lo vedi” ma poi fila via con un sorriso spensierato. Passa Alessandro Ballan, che chiacchiera tranquillo, poi affronta le rampe come fosse in moto.

Il pubblico aspetta i big, i ciclisti veri. Applaudono tutti: “Alé su così”, “dai è finita la salita” e non finisce mai. A quattro dall’arrivo finisce la sofferenza: si arriva a Montalcino mentre i big del Giro sono lì a darsi le legnate vere. “È stato un percorso davvero interessante, con lo sterrato impegnativo ma molto bello, l’arrivo in particolare. Secondo me sarà divertente vedere quelli veri, non finti come noi. Però è un’esperienza molto bella: poi pedalare con un po’ di amici, che hanno la stessa passione è sempre molto bello”, racconta all’agenzia Dire il ‘Signore degli Anelli’, Jury Chechi, al termine della tappa. E visto che Enit l’ha scelto oggi anche come ambasciatore del turismo, allarga il ragionamento: “Il turismo legato alla bicicletta, a questo tipo di bicicletta, può avere uno sviluppo molto importante”, sottolinea l’olimpionico. “Io mi occupo anche di turismo, e credo possa rappresentare una sinergia importante per scoprire il territorio e fare attività motoria fatta bene. Speriamo si sviluppi nel miglior modo possibile, perché l’Italia ha un territorio che permette di farlo”.

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