pugni-al-parlamento-panafricano-per-l’elezione-del-nuovo-presidente

(Foto dal profilo Twitter di Eyewitness News)

ROMA – Interrotte sine die le attività del Parlamento panafricano, dopo una serie di accesi confronti sul meccanismo di selezione del presidente e del vicepresidente, degenerati nei giorni scorsi almeno tre volte in rissa. Lo ha reso noto Vipya Harawa, il segretario dell’assemblea, organismo legislativo dell’Unione Africana. Diversi deputati del Parlamento, istituito nel 2004 e costituito da cinque esponenti per ogni Paese firmatario del protocollo che ne ha sancito la fondazione, sono arrivati alle mani nel corso dei lavori della quarta sessione ordinaria.

VIDEO: Voting disrupted at Pan African Parliament pic.twitter.com/J2L1V02mvg— SABC News (@SABCNews) May 31, 2021

IL COMBATTIVO MALEMA CONTRO TUTTI

Protagonista di almeno due dei confronti è stato il deputato sudafricano Julius Malema, leader della formazione di opposizione Economic Freedom Fighters (Eff), già noto per il suo piglio combattivo. Lunedì il parlamentare ha scambiato con un collega maliano insulti e minacce di morte, come si ascolta chiaramente in un video. Martedì invece Malema si è scontrato con toni altrettanto accesi con Jaynet Kabila, figlia dell’ex presidente della Repubblica democratica del Congo Laurent-Désiré Kabila. Come evidenziano media concordanti, alla base degli atteggiamenti violenti di questi giorni, che sono stati condannati dal presidente della Commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat, ci sarebbe anche lo scontento degli esponenti delle regioni sud e nord africane del Parlamento, che si sentono sottorappresentate e che non hanno mai avuto un presidente. Tensioni che dimostrano però, forse, anche la prontezza del ramo giuridico dell’Ua davanti a ingiustizie o ad atti percepiti come tali. “Ci serve un parlamento con denti che possano mordere, per monitorare l’operato dei governi”, ha scritto l’Eff in un tweet per commentare i fatti.
]]

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it