omofobia,-a-roma-insulti-sul-tram:-“sei-gay?-allontanati,-mi-fai-schifo”

ROMA – Raffica di insulti, un’aggressione verbale in piena regola quella subita ieri da un ragazzo gay a bordo di un tram della Capitale. L’episodio è stato documentato e denunciato da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay che in una nota riferisce: “Riportiamo il video di un episodio di omofobia accaduto a Roma ieri pomeriggio sul tram 3 in zona centrale. Diamo la nostra solidarietà e sostegno al ragazzo, vittima di omofobia. Quanto vediamo nel video è purtroppo quanto quotidianamente molte persone LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) subiscono solo per uscire di casa e sono casistiche che le associazioni denunciano quotidianamente, questo è avvenuto in pieno giorno ed in centro, immaginate cosa accade in luoghi isolati e periferici. La legge contro l’omotransbifobia approvata alla Camera e chiamata ddl Zan non è sufficiente, infatti se vediamo quanto dichiara l’omofobo sul tram, si basa sui pregiudizi che la legge non va a sanzionare”.

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MARRAZZO: “ECCO PERCHÉ IL DDL ZAN NON BASTA”

La nota prosegue: “Infatti con l’art. 4 si consente di chiamarci malati ed inferiori, e con l’art. 7 viene di fatto proibito qualsiasi corso nelle scuole contro le discriminazioni verso le persone LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) – spiega Marrazzo, portavoce del Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale – quindi, non aiuta a combattere i pregiudizi, anzi tutela gli omofobi che li alimentano, comportando paradossalmente l’aumento di episodi come questi che sono solo il passo successivo di chi potrà liberamente definirci malati. Pertanto la legge deve almeno dare gli stessi diritti contro il razzismo cosa che l’attuale testo non fa, anzi dalle dichiarazioni di chi dovrebbe sostenere la legge, ma apre alle destre ed ai vescovi, ci preoccupano, perché rischiano solo di peggiorare o affossare la proposta. Pertanto, quanto accade nella società e nella politica dimostra l’importanza di un Partito come il nostro che rappresenti realmente gli interessi delle persone LGBT+”, conclude Marrazzo.

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