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ROMA – Si tratta sullo sblocco dei licenziamenti, su quando le imprese potranno riprendere a licenziare. Nella maggioranza di Governo ci sono posizioni diverse, tra chi sta con Confindustria che vuole sbloccarli subito, e chi sta coi sindacati che chiedono lo stop fino al 31 ottobre. Mario Draghi, messo in mezzo, sta cercando la possibile mediazione. A sorpresa, intanto, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, senza i colleghi di Cisl e Uil, si è presentato a Palazzo Chigi per un faccia a faccia con Draghi proprio su questo tema. Una mossa che non mancherà di suscitare qualche polemica.

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, pensa a interventi selettivi per quelle imprese che sono ancora in profonda crisi. Sulla questione è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e per lui “si deve uscire con un sistema di ammortizzatori che permetta a chi esce purtroppo dal circuito produttivo di avere un reddito e accompagnarlo al reingresso del mercato del lavoro… e si deve uscire gestendo questa fase transitoria, tenendo conto dei settori, con una risposta graduale e sulla base del danno che il virus ha provocato”.

Per quanto riguarda il dibattito politico nelle ultime ore si registra lo stop alla proposta lanciata dal leader della Lega, Matteo Salvini, approvata da quello di Forza Italia, Silvio Berlusconi, di arrivare ad una federazione unica del centrodestra. Progetto unitario che ha suscitato forti reazioni dentro Forza Italia, soprattutto da parte dei ‘governisti’, tanto che da costringere il Cavaliere alla frenata. Per i ministri Azzurri, infatti, il progetto ha il sapore di un’annessione. Per Salvini l’operazione è strategica, l’unica che può frenare l’avanzata trionfale dei Fratelli d’Italia di Gorgia Meloni, rafforzando così la leadership grazie a ‘Forza Lega’ e, grazie a Belusconi, approdare pure al Partito popolare europeo.

Ieri Salvini è stato ricevuto dal premier Draghi ma, giura, di tutto si è parlato meno che della federazione del centrodestra. In molti non ci credono, perché Salvini ha tutto l’interesse ad accreditarsi come il vero punto di riferimento per la tenuta del Governo.

Per quanto riguarda il M5S, dopo la separazione dalla piattaforma Rousseau di Casaleggio, questo fine settimana il leader incaricato, Giuseppe Conte, dovrebbe presentare il nuovo statuto e il suo piano di riorganizzazione. In molti si aspettano, a breve, un cambio di atteggiamento: “Conte dovrà per forza alzare la voce, farsi sentire, abbiamo bisogno di differenziarci” spiega una fonte qualificata ‘grillina’. Lo stesso Conte ha detto che il M5S sarà leale nel sostenere il Governo ma senza rinunciare alle sue battaglie identitarie.

Insomma, a breve, ci ritroveremo Conte nella parte che fu di Salvini, di lotta e di governo? Fino a che punto si spingerà l’ex premier per far riacquistare visibilità e centralità all’azione politica di quella che comunque resta la prima forza parlamentare? Il Pd sta a guardare ma tra i Dem cresce la preoccupazione di restare, alla fine, schiacciati in mezzo ai giochi altrui.

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