orlando:-“il-reddito-di-cittadinanza?-utile-in-pandemia-ma-non-aiuta-a-trovare-lavoro”

L’obiettivo dichiarato delministro Andrea Orlando resta quello di consegnare al Parlamento il nuovo assetto degli ammortizzatori sociali entro la fine di luglio. Anche perché la riforma è inserita, pur senza una scadenza precisa, nel cronoprogramma del Pnrr concordato da palazzo Chigi con Bruxelles, anche se non fa parte di quelle considerate “abilitanti”. Un cronoprogramma che, ha ribadito Mario Draghi mercoledì nel suo intervento alia Camera, va assolutamente rispettato. Ed è per questo motivo che, dopo alcuni rallentamenti, il governo ora sta provando a stringere i tempi concentrando il confronto sul merito della bozza su cui stanno lavorando i tecnici del ministero del Lavoro, assieme a quelli di palazzo Chigi e del Mef. Un articolato già abbastanza definito e costruito attorno all’allargamento dei sussidi anche ai lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti, che viaggia di pari passo con il rafforzamento del Fis e il superamento della Cig in deroga (a carico totale dello Stato). Lo schema abbozzato apre poi a una rimodulazione delle causali della Cigs che, oltre a riorganizzazione, crisi aziendale, contratto solidarietà, ricomprendono anche le fattispecie di cessazione d’attività (che viene quindi riassorbita nello strumento generale), e la voce “crisi locale o settoriale”. I “nuovi” trattamenti di integrazione salariale dovranno riguardare anche i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e, per periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dal 1° gennaio 2022, con contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca. Si specificano, diversificandosi, le durate massime dei trattamenti: la regola base, per ciascuna unità produttiva, resta un sussidio, ordinario e straordinario, di 24 mesi in un quinquennio mobile. Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, e di escavazione e lavorazione di materiale lapideo, la durata massima dell’ammortizzatore sale a 30 mesi sempre nel quinquennio mobile. Per le aziende sotto i 15 dipendenti, la durata massima è di 12 mesi nel quinquennio mobile. La bozza di riforma degli ammortizzatori prevede che anche le Pmi (sotto i 15 dipendenti) contribuiscano all’ammortizzatore, ma non indica un’aliquota di equilibrio; come pure ancora in bianco sono gli articoli sull’effettiva contribuzione dei datori di lavoro, compresa quella addizionale. E continua a mancare un link con le politiche attive, strategico invece in questa fase di ripartenza e di uscita dalle misure emergenziali. A questa bozza, già di per sé “sostanziosa”, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aggiunge altre due proposte, illustrate ieri nel corso di un’audizione alla commissione Parlamentare di controllo sugli enti previdenziali. La prima, un assegno più generoso con unico tetto alla prestazione (quello di importo maggiore) eliminando la riduzione del 5,84% e garantendo un liveilo dei trattamento più vicino al tasso di sostituzione dell’80% per i lavoratori con basse retribuzioni. La seconda, è l’attenuazione, strutturale, del meccanismo del décalage della Naspi (qui siamo nel campo degli strumenti in caso di cessazione del rapporto di lavoro) riducendolo per esempio dal 3% al 2% al mese oppure spostando dal terzo al settimo mese l’inizio dei taglio con l’obiettivo diportare dal 50% al 30% la riduzione dell’importo finale mantenendo una durata massima di 24 mesi (Tridico propone anche una Naspi più lunga, 36 mesi di durata teorica, per i lavoratori con oltre 35 anni, il cui costo a regime dal 2023 sarebbe di poco superiore al miliardo di euro). Ed è proprio su costi – e la dote che deve mettere lo Stato, almeno nella fase di transizione della riforma-che si giocala partita cruciale. Secondo l’ultima versione targata Orlando si dovrebbe partire, sulla base delle prime simulazioni, da 5-6 miliardi nel 2022 e non più dai 2-3 miliardi circolati nelle scorse settimane con una proiezione a regime di io miliardi. Toccherà ora alia Ragioneria generale dello Stato, anche attraverso i dati che saranno forniti dall’Inps, calcolare il reale impatto dell’intervento sia nell’immediato che negli anni successivi e valutare l’effettiva compatibilità con l’attuale situazione di finanza pubblica. Una valutazione che dovrà anche tenere conto delle ulteriori esigenze collegate al capitolo lavoro, anche in vista del prossimo stop al blocco dei licenziamenti, e a quelle altrettanto pressanti dei sussidi e degli altri strumenti di sostegno. Tridico, sempre nell’audizione parlamentare di ieri, ha sottolineato che sommando le tre voci dei soggetti interessati dalle misure di sostegno al reddito dopo l’esplosione dell’emergenza pandemica (1,3 milioni di nuclei beneficiari del Reddito di cittadinanza, 700milaper il Reddito d’emergenza e 1,4 milioni per la Naspi), la platea di persone destinatarie di assegni e sussidi erogati dall’istituto sale a oltre 5 milioni: «Un numero mai raggiunto nella storia del sostegno al reddito» dell’ente di previdenza e assistenza, ha aggiunto il presidente dell’Inps. E con un’ampia fetta della maggioranza già da giorni in pressing proprio per rafforzare il reddito di cittadinanza destinando a questa misura altre risorse, un costo di partenza della riforma degli ammortizzatori troppo elevato potrebbe non essere assorbito dalla “cassa” che con la legge di bilancio autunnale sarà disponibile per tutto il capitolo lavoro. I conti saranno comunque fatti in fretta. E in fretta dovrebbe essere portata a termine anche la riflessione all’interno del governo su una riforma che in ogni caso continua ad essere considerata da tutti necessaria e prioritaria.