Giornata in Senato per il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli che deve affrontare due mozioni di sfiducia. Una era stata presentata dal Pd, l’altra da Forza Italia. Sui banchi del governo, dei 18 ministri dell’esecutivo ce n’erano solo cinque, tutti M5s. Un segnale che i senatori azzurri e dem hanno letto come una presa di distanza della Lega dal titolare delle Infrastrutture. Il documento dei dem è stato respinto con 102 sì, 159 contrari, 19 astenuti. I senatori presenti erano 283, i votanti 280, la maggioranza era fissata a 131 voti. Il centinaio di voti a favore della mozione, che però non passa, è del Pd e di Forza Italia. A favore del documento anche l’ex M5S Gregorio De Falco. I senatori di Fratelli d’Italia si sono astenuti. Assenti i senatori Matteo Salvini e Matteo Renzi. Le due mozioni – Entrambi i documenti, citando l’Alta Velocità Torino-Lione, chiedevano la sfiducia al titolare del dicastero, con le sue immediate dimissioni.  La mozione preparata dai dem recita: “il ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al governo francese e all’Unione europea, sottoponendo all’attenzione di tutti un’analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di ‘aggiustamenti’ da parte del presidente del Consiglio dei ministri”. Simile quella di Forza Italia, in cui si sostiene che “i comportamenti del ministro stanno bloccando le grandi opere e riducendo la nostra credibilità”. La protesta di Forza Italia – “Toninelli, lo facciamo per te”, la mozione di sfiducia è un aiutino per andarsene. Gli ironici cartelli sono stati mostrati dai senatori di Forza Italia al termine dell’intervento della senatrice Alessandra Gallone, che illustrava la mozione di sfiducia preparata da Forza Italia. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha sospeso brevemente la seduta per far rimuovere i cartelli.  Bunga Bunga e manette – Bagarre in Aula durante l’intervento del senatore di Forza Italia Sandro Biasotti. Il parlamentare si è rivolto direttamente al ministro dei Trasporti: “Vedo che sta giocando col cellulare, la invito ad andare su Google e digitare ‘Toninelli’… Vedrà la parola ‘gaffe’ accanto al suo nome”. Il senatore Alberto Airola (M5S) ha reagito urlando le parole ‘bunga bunga’, sostenendo che compaiono quando si digita su Google la parola ‘Berlusconi’. Immediata la censura di Casellati, che spiega di non voler sentire queste parole in Aula. Ma il capogruppo M5s, Stefano Patuanelli, fa notare che le parole ‘bunga bunga’ sono presenti nel vocabolario Treccani. Ulteriore appendice della disfida d’Aula arriva con il senatore di Forza Italia Francesco Giro, che fa il segno delle manette e viene a sua volta censurato.  L’intervento di Toninelli – Nel suo discorso al Senato prima del voto, Toninelli ha difeso ancora una volta la sua posizione contro la Tav: “La ridiscussione è un dovere assunto dal governo in Parlamento fin dalla sua nascita e ribadito testualmente attraverso due distinte mozioni”. E ha rivendicato di  aver “gito in totale coerenza e trasparenza”. Ridiscutere l’Alta Velocità Torino-Lione è per il ministro un “obiettivo che nessuno ragionevolmente potrebbe contestare se si uscisse dalla sterile polemica e si considerasse anche solo la sproporzione dell’impegno finanziario tra l’Italia e la Francia, che è stato assunto dai governi precedenti contro l’interesse nazionale”.  Poi ha spostato l’attenzione su altri cantieri: “Lo abbiamo sempre detto: la più grande opera di cui questo Paese ha bisogno sono tante piccole opere diffuse sul territorio. Tuttavia ci sono anche i grandi cantieri, fermi da anni o addirittura da decenni, che stiamo lavorando per sbloccare. Cito solo a titolo di esempio la autostrada Asti-Cuneo, la statale 640 tra Agrigento e Caltanissetta, la 106 Jonica, la Sassari-Alghero”. E accusa: “Gli attacchi che mi sono stati rivolti, tutti concentrati sulla mia persona e casualmente partiti quando abbiamo messo in discussione il sistema delle concessioni autostradali, rappresentano la miglior prova dell’inconsistenza degli argomenti usati contro il mio operato”. 

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