E’ tempo di novità importanti per l’Adepp, l’Associazione che raccogìieglientidi previdenza privati. La prima arriva dopo l’audizione presso la Commissione di vigilanza su Cassa depositi e prestiti, dalla quale arriva un’apertura sulla tassazione dei patrimoni degli Enti dei professionisti. Il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti, sentito subito dopo l’Abi, ha innanzitutto raccontato il funzionamento del sistema previdenziale dei professionisti ordinistici. Oliveti da tempo spiega quali siano i criteri con cui le Casse attuano i propri piani di investimento: «Avendo sempre come obiettivo primario i’interesse previdenziale dei propri iscritti e poi quello del sostegno al Sistema Paese. Un’alternanza tra economia reale e investimenti di rendimento». Tema centrale.
Ma la vera svolta sta nei tema che sta più a cuore all’Adepp e ai suo presidente Oiiveti: diversi parlamentari componenti della Commissione hanno raccolto con interesse il tema della doppia tassazione che grava sulle Casse di previdenza in Italia, in totale difformità con quanto avviene nella maggior parte dei Paesi europei. «Un’imposizione che penalizza sia i professionisti sia gli investimenti — ha spiegato Oliveti —. I nostri iscritti aiutano il Paese già con le loro tasse e con il loro lavoro ed è virtuoso sostenerli anche investendo in aree vicine ai loro ambiti di attività». Finalmente sembra esserci uno spiraglio in questo evidente trattamento diseguale che le casse di previdenza private subiscono da anni. Si tratta, di un passaggio per nulla secondario perché da tempo le casse sostengono che i capitali persi nella doppia tassazione potrebbero essere investiti in un sistema di welfare più ampio ed efficace.

I fondi dell’emergenza.
Proprio in tema di assistenza e welfare arriva a seconda buona notizia per l’Adepp. «Finalmente lo Stato utilizza per i professionisti Se tasse versate dalie loro Casse di previdenza — afferma Oliveti —. Dopo esserci tanto battuti, il miliardo di euro destinato all’esonero contributivo dei professionisti iscritti agli Ordini è una vittoria e un atto di giustizia. Ogni anno gli enti di previdenza privati versano mezzo miliardo di imposte sui contributi ricevuti dagli iscritti e questa manovra, sommata agli 1,2 miliardi ottenuti con il reddito di ultima istanza, è come se rappresentasse il recupero di quattro anni di fiscalità indebita». Questo passaggio all’incasso però potrebbe valere qualcosa di più per gli enti di previdenza privata. «Speriamo che il governo voglia dare continuità a quest’azione emergenziale, usando le tasse versate dagli enti di previdenza privati anche per finanziare risero — sottolinea Oliveti — cioè l’indennità di disoccupazione di cui si sta discutendo ai tavolo del lavoro autonomo, per i professionisti. Questa sorta di restituzione fiscale è anche espressione di solidarietà intercategoriale. È evidente infatti che ci sono Casse hanno versato più tasse ma i cui professionisti hanno ricevuto meno aiuti e viceversa. Utilizzare parte delle tasse pagate per finanziare iniziative di solidarietà fra categorie professionali è un’idea lungimirante».