La questione Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti, dopo lo stop, tre giorni fa, all’emendamento che apriva l’iscrizione anche ai comunicatori, deve trovare una soluzione in tempi brevi. Così la pensano sia il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria Vito Crimi. L’Inpgi sta pagando la crisi dell’editoria che ha visto negli anni la perdita di 3.600 posti di lavoro (altri mille rischiano di sparire a causa dei tagli alla piccola editoria). Un esodo che ha drasticamente ridotto le entrate dell’ente previdenziale in rosso perché le pensioni erogate ormai da qualche tempo superano gli introiti da contributi. La soluzione che negli ultimi mesi ha preso corpo – il primo a parlarne è stato Durigon – è quella che vede l’iscrizione all’Inpgi anche dei comunicatori. Un’idea che da ultimo si è concretizzata con un emendamento, al decreto-legge 4/2019, attualmente all’esame dell’assemblea. Il testo dell’emendamento, inizialmente approvato è stato poi “bloccato” da un intervento del presidente della Camera Roberto Fico. Secondo Massimiliano Capitanio, primo firmatario dell’emendamento (e anche giornalista) si è trattato di uno stop più “politico” che tecnico, inaspettato perché il testo era stato condiviso tra tutti i partiti. «Il lato positivo di questo arresto – commenta Capitanio – è che ha permesso di far conoscere la realtà dell’Inpgi e le sue necessità». Sull’Inpgi ieri c’è stato uno scambio di battute a distanza tra Durigon e Crimi che sulla questione Inpgi, a margine del convegno Dialogo tra Media Cina-Italia, ha detto che intende aprire un tavolo separato dedicato all’istituto nell’ambito degli Stati generali sull’editoria (che dovrebbero partire lunedì prossimo) per accelerare le iniziative; Crimi ha anche “criticato” l’accelerazione fatta con l’emendamento. Durigon ha ricordato che è il ministero del Lavoro deputato alla trattativa sulle Casse previdenziali e ha fatto sapere che aprirà subito un confronto dove – alla luce delle segnalazioni Adepp – si parlerà non solo di Inpgi ma anche del fondo di solidarietà intercasse e del regolamento sugli investimenti finanziari di cui si parla da anni e che non ha mai visto la luce. Crimi ha successivamente chiarito al Sole 24 Ore che non è nelle sue intenzioni travalicare il ministero del Lavoro competente sugli enti di previdenza, «l’Inpgi però è un ente un po’ particolare – spiega -; nel momento in cui si propone di introdurre nell’Inpgi le figure professionali dei comunicatori questo potrebbe avere delle conseguenze dal punto di vista della professione del giornalista, questi sono temi che non possono non interessarmi. Il mio intento è quello di far sì che sull’Inpgi non ci si limiti a un esame meramente finanziario, ma si tratti la questione complessiva: l’istituto è una Cassa autonoma che serve anche a tutelare l’autonomia dei giornalisti». Quanto all’accelerazione «impropria» dovuta all’emendamento, Capitanio, che plaude al confronto voluto da Durigon e sottolinea la necessità di una maggior attenzione alle nuove forme di giornalismo e comunicazione, ricorda di aver svolto solo il suo lavoro di parlamentare.

FONTEIl Sole 24 Ore
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