Gianna Perotta

Le istituzioni continuano ad interessarsi alla delicata situazione che coinvolge le Casse di previdenza dei ragionieri e dei dottori commercialisti. E lo fanno attraverso esponenti di rilievo nel panorama previdenziale e lavorativo, come l’ex sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli e il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati Giuliano Cazzola. “Il governo è favorevole all’unificazione delle Casse di previdenza dei dottori commercialisti e dei ragionieri, ma è essenziale il ruolo propositivo dei presidenti dei due enti previdenziali”. Dunque, nessuna iniziativa unilaterale dell’esecutivo. È questo il pensiero di Pasquale Viespoli, che lo scorso luglio aveva risposto in commissione Lavoro della Camera, all’interrogazione presentata proprio da Giuliano Cazzola (Pdl), relativa all’unificazione delle Casse previdenziali dei dottori commercialisti e dei ragionieri. In pratica, si chiedeva al ministro del Lavoro se non intendesse adottare iniziative volte a favorire il processo di unificazione anche con la partecipazione attiva degli interessati. Nelle scorse settimane, poi, Viespoli ha rafforzato il concetto, facendo presente che il governo “è favorevole alla definizione di percorsi di intervento condivisi che, attraverso l’aggregazione e l’unificazione delle attuali Casse di previdenza dei liberi professionisti, concorrano al superamento dell’attuale situazione ed al raggiungimento di obiettivi fondamentali nell’ambito del sistema previdenziale delle casse privatizzate, quali la sua sostenibilità e l’adeguatezza delle prestazioni, anche attraverso i risparmi di spesa derivanti dalle operazioni di aggregazione”. “Si tratta, tuttavia – ha proseguito –, di processi e dinamiche in cui è essenziale il ruolo propositivo affidato all’autonomia delle parti interessate, in considerazione sia della particolare rilevanza delle questioni tecniche sollevate sia delle conseguenti ricadute in termini di impatto finanziario sulle diverse gestioni coinvolte. Rispetto a tali problematiche sono in corso da parte del governo i necessari approfondimenti tecnici al fine di addivenire a una compiuta valutazione delle diverse ipotesi di soluzione astrattamente prospettabili per la definizione della complessa questione”.
Dunque, la certezza è che il governo è favorevole alla fusione delle casse dei commercialisti. Tuttavia, come visto, l’iniziativa per arrivare all’unificazione dei due enti è vincolata all’iniziativa dei due enti dei dottori e dei ragionieri commercialisti. L’ennesimo intervento da parte dell’esecutivo sull’argomento non fa altro che confermare un orientamento già consolidato: senza progetto condiviso non si va da nessuna parte; visto che i due istituti previdenziali sono autonomi e l’articolo 4 della legge 34/2005 (unificazione degli albi delle due professioni) demanda a loro il ruolo propositivo per arrivare a creare un ente unico per la professione economico-contabile. La buona notizia riguarda i ragionieri. Viespoli, infatti, nel riaffermare in commissione l’autonomia delle due gestioni (cosa per altro verso messa in discussione con la manovra economica) nulla dice sull’ipotesi Inps. Cazzola, dal canto suo, nel chiedere al governo una possibile soluzione per uscire dallo stallo in cui si trova il confronto fra i due consigli di amministrazione considerava come estrema ratio anche l’ipotesi di far confluire la Cassa dei ragionieri nell’Inps. La risposta all’interrogazione n. 5-02870, tuttavia, nulla diceva tal riguardo. Lasciando cadere, quindi, quella che era una vera e propria “provocazione”. A parlare dell’argomento riguardante la mancata fusione tra ragionieri e dottori commercialisti, anche un altro esponente politico, il senatore del Pdl Valter Zanetta: ‘’Negli ultimi anni, la Cassa dei ragionieri e quella dei dottori commercialisti hanno fatto fatica ad intraprendere il percorso dell’unificazione: da uomo delle istituzioni non posso che lavorare affinché si arrivi ad un accordo in tempi brevi”.

Parla Saltarelli.
“Le parole di Viespoli riconoscono che c’è un problema da risolvere, cioè l’esistenza di due Casse per una sola professione, e sono comunque un invito al dialogo che i dottori commercialisti, invece, hanno sospeso”. Paolo Saltarelli non modifica la sua linea e continua a lavorare per una soluzione che possa soddisfare l’Ente di previdenza del quale è al timone: “I continui “no” dei dottori commercialisti ci appaiono acritici e anche un po’ razzisti – ha affermato ancora il presidente Saltarelli –, abbiamo dimostrato che i nostri bilanci tecnici sono a posto e, ripeto, la cosa più logica è che a un Albo unico corrisponda un’unica Cassa”. Per Saltarelli i sistemi previdenziali, per poter essere sostenibili, devono essere numericamente grandi. “Non ci sono vie d’uscita, è questa la strada da seguire”.

Ragionieri, il futuro è roseo…
Di certo c’è che, dal canto suo, la Cnpr può guardare con una certa tranquillità al futuro. Gli iscritti non diminuiscono in maniera drastica come aveva pronosticato qualcuno, le spese diminuiscono e secondo la Camera di Commercio di Milano i ragionieri sono i più richiesti dalle aziende milanesi, che è come dire la megagalassia del Lavoro. Un dato importante anche per la Cnpr.
Secondo i dati relativi alle previsioni di assunzioni per il 2010, le richieste per assumere “rag.” sono state ben 8.980, e vuol dire che se un’impresa assumerà quest’anno, per il 20 e passa dei casi saranno proprio ragionieri. E’ un riscatto trionfale, come evidenziato anche dal quotidiano La Stampa, che ha parlato di un rilancio professionale “in grande stile, che ha ovviamente le sue buone ragioni”. Quali? Il fatto che i ragionieri possono entrare subito nel mondo del lavoro e che le aziende hanno bisogno di avere figure remunerate non in modo esagerato ma in grado di svolgere un mare di mansioni. “Nel panorama italiano è uno degli indirizzi più spendibili nel mondo del lavoro”, conferma Massimo Ferretti, vicepreside dell’Istituto Cardano per Ragionieri e Geometri di Milano, che si trova spesso a dover rispondere alle aziende che chiedono i curricula dei diplomati. “Quelli che hanno appena iniziato saranno però gli ultimi col profilo del “ragioniere classico”. La riforma attuale cambierà infatti un po’ le materie di studio e il buon vecchio ragioniere appena riscoperto diventerà un esperto di “Amministrazione Finanza e Marketing”.
“Il vantaggio di questi studi era anche che avevano caratteristiche spiccate, ora le ditte potrebbero rivolgersi non più al diplomato ma al laureato breve”. E la risposta dei ragazzi? “Non possiamo parlare di un boom di iscrizioni”, spiega Ferretti, “c’è stato negli anni Ottanta poi è cominciato il calo perché tutti volevano la laurea e allora si iscrivevano al liceo. Ma  il serbatoio non è certo vuoto”.
E poi c’è una seconda chance anche per tutti quei ragionieri che hanno raggiunto l’agognata pensione o per quelli che invece sono stati espulsi prima, causa crisi. “Il profilo del contabile già formato e già autonomo è tra i più richiesti assieme a quello della segretaria generica”, hanno confermato da una delle tante filiali Manpower del centro di Milano.

CONDIVIDI