Carlo Mancino

Per le Casse il problema è come garantire la sostenibilità finanziaria e, nello stesso tempo, una pensione adeguata. La situazione economica non aiuta. I redditi sono in calo, come dimostrano i dati relativi a notai, ingegneri e avvocati. Molte categorie sentono le difficoltà. Dalle prime proiezioni il calo nel 2009 per alcune Casse è stato superiore al 3%. E sarebbe sbagliato non ammettere che la riduzione dei contributi previdenziali inciderà sulle pensioni future. Secondo alcuni esponenti delle istituzioni, gli enti devono versare il 10% del reddito a fini pensionistici e possono aumentare volontariamente la contribuzione fino al 17 per cento. Una possibilità che, di fatto, non viene utilizzata. Il contributo medio è del 10,57%: con una aliquota così bassa la pensione potrebbe essere un quarto dell’ultimo reddito da lavoro.
Buone notizie, però, arrivano dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che ha fatto sapere che le previsioni del disegno di legge Lo Presti-Cazzola sono vicine all’attuazione. Si tratta di una norma che consente alle Casse private che applicano il sistema contributivo di elevare il contributo integrativo (addebitato in parcella al cliente) fino al 5% e di destinarne una parte alla dote contributiva individuale.

Scarsa cultura previdenziale.
Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’associazione degli Enti previdenziali privati (Adepp) Andrea Camporese. “È incredibile la scarsa cultura previdenziale del nostro paese, c’è tanto da lavorare”. Camporese ha anche evidenziato che “sarà fondamentale portare avanti il dialogo tra ministeri vigilanti e Casse di previdenza”.

Doppia tassazione.
Le Casse stanno confrontandosi con il Lavoro per delineare un programma di welfare per i professionisti. L’ipotesi è portare dal 12,5 all’11% – come accade per i fondi di previdenza complementare – la tassazione sugli investimenti e di destinare la differenza in un progetto comune di welfare. Il problema – come ricorda Francesco Verbaro, segretario generale del ministero del Lavoro – è ottenere il nullaosta dell’Economia.
Verbaro ha anche parlato della mancata fusione tra Cassa ragionieri e Cassa dottori commercialisti, escludendo un intervento del Governo. “La questione – ha detto il segretario – rientra nell’autonomia degli enti”.
Novità, infine, sul fronte delle opportunità di lavoro. Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, riflette sulle implicazioni della riforma forense ora alla Camera: “L’esclusiva della consulenza legale agli avvocati e agli iscritti agli ordini – dice Siciliotti – significa che la consulenza tributaria sarà di nostra esclusiva competenza”. Saranno dunque tagliati fuori i tributaristi. Rispetto alla consulenza del lavoro, “abbiamo siglato convenzioni con l’Inps. Siamo in serena competizione con i consulenti”.

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