Maggiore libertà nell’utili delle risorse in modo da sostenere la platea degli iscritti, anche tramite il weifare, così da garantire la sostenibilità complessiva nel tempo. Questa, in sintesi, la visione del senatore Tommaso Nannicini, presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali.
Le Casse hanno potenziato gli interventi in materia di welfare, che ormai si articola sia sul fronte più “tradizionale”, quello legato a necessita dell’individuo, sia sul fronte lavorativo, a sostegno della professione. Ritiene opportuno questo ampliamento del raggio di azione?
Condivido la scelta, tant’è che quando sono diventato presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti di previdenza ho avviato un’indagine conoscitiva sul welfare allargato che possono mettere in campo le Casse. E occorre capire come rimuovere alcuni vincoli che impediscono alle Casse di dare risposte assistenziali e di sviluppare politiche di sostegno alla professione, azioni complementari a un sistema di welfare universale e non con ammortizzatori sociali disegnati su divisione tra lavoro autonomo e dipendente. L’ampliamento dell’attività comporta maggiori uscite.

Da tempo le Casse lamentano che il sistema della doppia tassazione è penalizzante. Si può intervenire per potenziare le entrate? La fiscalità di scopo è un’opzione valida?
Senza dubbio c’è un tema fiscale che prescinde dal tema delle risorse, perché nella comparazione internazionale il nostro sistema risulta più iniquo e va superato. Se nel fare ciò vogliamo pensare a forme di tassazione di scopo, ciò costituisce uno stimolo interessante, ma io lo supererei semplicemente per adeguarmi agli standard internazionali.

Dall’Adepp sono arrivate sollecitazioni a rivedere il vincolo della sostenibilità dei bilanci a 50 anni. Richiesta condivisibile o pericolosa?
Le riserve sono giustamente congelate per garantire la sostenibilità delle prestazioni, ma questo obiettivo deve essere contemperato con altre stime, altrimenti è anacronistico. Per dirla con Keynes, tra cinquant’anni se non saremo tuta morti faremo un altro lavoro. Servono strumenti di regolamentazione che facciano prevedere le dinamiche del mondo del lavoro autonomo e che intervengano su di esse. Quindi minori rigidità sull’utilizzo delle riserve ai fine di alimentare strumenti di formazione e sostegno alla professione. Nella visione sul ruolo delle Casse occorre passare da uno schema statistico-attuariale a uno più lavoristico, che sa prevedere l’evoluzione di queste platee le cui tendenze vanno valutate ma anche rafforzate con strumenti di sostegno, altriment ila solidità previdenziale scompare se non c’è quella della platea professionale.

Le decisioni prese dalle Casse, anche in tema di welfare, devono superare il vaglio dei ministeri vigilanti, che a volte hanno tempi lunghi. Si può intervenire per rendere più veloce il processo?
Visto che è prioritario avere una vigilanza non solo rigorosa ma rapida, si tratterà di capire, nell’interlocuzione tra Parlamento e Governo, se servono risposte e risorse aggiuntive per rafforzare e velocizzare il ruolo della vigilanza.