La Cassa di previdenza dei ragionieri sta affrontando la mole dei mancati versamenti degli iscritti (che, al 31 dicembre scorso» superava i 647 milioni), con un «trend» di recupero delle somme che si aggira sul 10% annuo, tanto che nel 2020 sono stati incassati «circa 44 milioni», oltre a 13 per sanzioni ed interessi. E, nel contempo, l’Ente monitora il calo degli iscritti (erano 29.238 nel 2016, sono 28.198 in base all’ultima rilevazione) e l’incremento dei pensionati: cinque anni fa se ne contavano 8.987, adesso la quota dei professionisti in quiescenza è giunta a 10.096. E’ quanto emerso ieri pomeriggio dall’audizione che il presidente Luigi Pagliuca ha tenuto nella Commissione parlamentare di controllo sugli Enti previdenziali, occasione per evidenziare la crescita del patrimonio netto (da 2,2 ad oltre 2,4 miliardi dal 2016 ad oggi), nonché per sottolineare come, dinanzi al «calo dei flussi demografici delle nuove generazioni, problema che riguarda la previdenza in generale», si siano cercate soluzioni per ampliare la platea, una delle quali culminata nel via libera (nella legge di stabilità per l’anno 2016) ad un emendamento che ha sancito l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Ente degli esperti contabili. Il «buco» di iscritti «ci ha creato una sofferenza finanziaria, non strutturale», però, ha proseguito il vertice della Cassa, «il problema non è se pagheremo le pensioni, visto che abbiamo un bilancio tecnico che ci da una stabilità a 50 anni con l’avanzo di un miliardo», bensì «l’adeguatezza» degli assegni pensionistici. Quanto alla regolarizzazione contributiva, su cui s’è soffermato il presidente della Bicamerale Tommaso Nannicini (Pd), la Cassa ha fatto sapere che «risultano aperte oltre 6.000 pratiche di rateizzo, in gran parte regolari nell’ammortamento», e sono stati emessi più di 5.000 decreti ingiuntivi; l’intento, è stato specificato, è sia operare per assistere i ragionieri che sono in difficoltà, e son costretti a rinviare il pagamento del dovuto, sia «mitigare fenomeni di reiterata inadempienza a tutela degli associati che, seppur con difficoltà», non vengono meno all’obbligo di versare i contributi.