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By João Marcelo

SÃO PAULO – During the entire day of September 7, Brazil’s independence holiday, groups for and against President Bolsonaro occupied the streets of the city of São Paulo. On Avenida Paulista, one of the main and most iconic avenues in São Paulo, groups that support President Bolsonaro gathered and around 14 blocks of the avenue were occupied, with greater concentration in front of Masp (São Paulo Art Museum).

According to data from the Military Police and the São Paulo Public Security Secretariat, 125,000 people participated in the pro-government demonstrations on Avenida Paulista. However, organizers estimated larger numbers. The four groups that participated in the pro-government acts (Nas Ruas, Movimento Avança Brasil, Vem para Direita and the Verde Amarelo) said that 1.5 million people were in the act on Avenida Paulista. As expected, several non-uniformed police officers participated in the act, but the largest group present at the demonstration was evangelicals.

The vast majority of protesters demanded a change in the electoral system, military intervention, replacement of the STF ministers, as well as posters with statements against the press, the STF and calling for “the end of communism”.

The acts were summoned by Jair Bolsonaro and take place amid clashes between the president and the Supreme Court, in addition to a sharp economic crisis, with soaring inflation, unemployment close to record rates and a drop in popularity and assessments about the administration of Bolsonaro.

After flying a helicopter over Avenida Paulista several times, the president spoke in a sound car to the demonstrators. In his speech, Jair Bolsonaro stated that only God can make him ineligible. “I mean to those who want to make me ineligible in Brasília: ‘only God can get me out of there’. “Warning to scoundrels: I will not be arrested.”

The president also said that he will no longer comply with decisions made by Minister Alexandre de Moraes, of the Federal Supreme Court, and said that “either this minister fits in or asks to leave” and added, “We must, because I speak on behalf of you. Determine that all political prisoners be released. I tell you that any decision made by Minister Alexandre de Moraes, that president will no longer fulfill”.

At the beginning of last week, Bolsonaro filed in the Senate a request for impeachment against Minister Alexandre Moraes on the grounds that he and Minister Luís Roberto Barroso go beyond the limits of the Constitution. The president is investigated in five inquiries, four in the Supreme Court and one in the Superior Electoral Court.

In another part of the city, in Vale do Anhangabaú, there was a demonstration against the president. The act had fewer people, according to the Military Police, the audience was 15 thousand people, but the organizers estimate that 50 thousand people participated. The demonstration was attended by leftist parties, as well as union and social leaders. The Cry of the Excluded takes place annually on September 7th, since 1995, and calls for measures to reduce social inequalities. In addition to these agendas, the movement also condemned the president’s denial during the pandemic and the current threats of a coup.

In a statement, the national coordination of the Cry of the Excluded commented on the reasons that lead the movements to the streets in 2021. “We are living in a time of crisis – social, environmental, sanitary, humanitarian, political and economic – mainly caused by the action harmful to a genocidal, denial and chaos-promoting government that seeks mainly to destroy, in any way, our country’s democracy and sovereignty,” the statement said.

There were no records of major riots or violence in either act.

BRASILE. BOLSONARO ALLA FOLLA DI SAN PAOLO: “SOLO DIO PUÒ CACCIARMI”

Di João Marcelo

SAN PAOLO – Gruppi di sostenitori e di oppositori del presidente del Brasile Jair Bolsonaro hanno sfilato per le strade di San Paolo in tutta la giornata di ieri, 7 settembre, in occasione di manifestazioni organizzate nel giorno del 199esimo anniversario dall’indipendenza dal Portogallo.

Lungo l’Avenida Paulista, una delle principali e iconiche strade della città più popolosa del Brasile, si sono riuniti i supporter del capo di Stato, che hanno finito per occupare 14 isolati dell’arteria cittadina, concentrandosi in particolare davanti all’ingresso del Museu de Arte de Sao Paulo (Masp).

Stando ai dati della Policia militar e della segreteria di Pubblica sicurezza del municipio della città, sono state 125mila le persone che hanno preso parte alla manifestazione a favore del governo lungo l’Avenida Paulista, anche se gli organizzatori hanno fornito stime a rialzo rispetto a questi numeri. Le quattro organizzazioni che hanno animato l’iniziativa a sostengo del presidente (Nas Ruas, Movimento Avanca Brasil, Vem para Direita e Verde Amarelo) hanno detto che circa 1,5 milioni di persone erano presenti lungo l’Avenida Paulista. Come previsto, tra i dimostranti pro-Bolsonaro c’erano molti poliziotti non in servizio, anche se il gruppo più rappresentato era quello degli appartenenti alle chiese evangeliche.

Tra le rivendicazioni principali della piazza ‘bolsonarista’, ci sono state le modifiche del sistema elettorale invocate dal presidente, la sostituzione dei giudici del Supremo tribunal federal (Stf), fino all’intervento dei militari. Vari cartelloni recitavano inoltre slogan contro la stampa, i giudici della massima corte brasiliana o chiedevano di “mettere fine al comunismo”.

Le proteste erano state convocate da Bolsonaro e si sono svolte nel pieno della disputa tra il capo di Stato e l’Stf, oltre che in una fase di crisi economica caratterizzata dall’aumento dell’inflazione, il tasso di disoccupazione prossimo a soglie record e un calo di popolarità e consensi nei confronti dell’amministrazione al governo.

Dopo aver più volte sorvolato la folla a bordo di un elicottero, Bolsonaro si è rivolto ai suoi sostenitori da un pulmino. Nel suo discorso il presidente ha affermato che “solo Dio” può decidere per la sua “ineleggibilità”: “Voglio dire a tutti coloro che non vogliono farmi rieleggere a Brasilia: solo Dio mi può portare via dal mio ruolo. Avviso alle canaglie – ha proseguito Bolsonaro – non mi arresterete”.

Il presidente ha inoltre detto che non darà più seguito agli ordini del giudice dell’Stf, Alexandre de Moraes, aggiundendo che “o questo giudice si adatta o se ne va”. Il capo di Stato ha poi continuato: “Io parlo a nome vostro. Tutti i prigionieri politici devono essere liberati. Vi dico che qualsiasi decisione di Alexandre de Moraes non verrà più eseguita da questo presidente”.

All’inizio della settimana scorsa l’inquilino del Planalto ha inserito nell’agenda del Senato una richiesta di messa in stato di accusa per Moraes, accusando lui e il giudice Luis Roberto Barroso di essere andati oltre i limiti della Costituzione. A oggi il presidente è indagato nell’ambito di cinque diverse procedimenti, quattro presso l’Stf e una presso il Tribunal Superio Eleitoral.

In un’altra zona di San Paolo, Vale do Anhangabaú, si è svolta invece una manifestazione contro il governo, a cui hanno preso parte meno persone: circa 15mila, stando a quanto riferito dalla policia militar. Secondo gli organizzatori invece almeno 50mila cittadini di San Paolo hanno partecipato all’iniziativa. La protesta ha visto la presenza di partiti di sinistra, oltre che di dirigenti sindacali e dei movimenti sociali.

La manifestazione è da inserire nel contesto del cosiddetto ‘Grito do Excluidos e Ecluidas’, una serie di proteste organizzate dal 1995 in occasione della festa dell’Indipendenza per chiedere misure che mirino a ridurre la disuguaglianza sociale. Oltre a portare avanti queste rivendicazioni, la piazza ha anche condannato l’approccio negazionista del presidente nei riguardi della pandemia di Covid-19 e le sue minacce di colpo di Stato.

In una nota, il coordinamento nazionale del Grito dos Excluidos e Ecluidas si è pronunciato rispetto alle ragioni che hanno portato in piazza il movimento anche nel 2021: “Stiamo vivendo un momento di crisi sociale, ambientale, sanitaria, umanitaria, politica ed economica, causata soprattutto dalle azioni nefaste di un governo genocida, negazionista e promotore di un caos che mira principalmente a distruggere in qualsiasi modo la democrazia e la sovranità del nostro Paese”, si legge nel comunicato.

In entrambe le manifestazioni, sia quella contro che quella pro-Bolsonaro, non sono stati registrati disordini o violenze.

NA MANIFESTAÇÃO EM SÃO PAULO, BOLSONARO DISCURSA PARA APOIADORES E ATACA MINISTROS DO STF

Por João Marcelo

SÃO PAULO – Durante todo o dia de 7 de setembro, feriado de independência do Brasil, grupos a favor e contra o presidente Bolsonaro ocuparam as ruas da cidade de São Paulo. Na Avenida Paulista, uma das principais e mais icônica avenida de São Paulo, grupos que apoiam o presidente Bolsonaro se reuniram e cerca de 14 quarteirões da avenida foram ocupados, com maior concentração em frente ao Masp (Museu de Arte de São Paulo).

De acordo com dados da Polícia Militar e da Secretaria de Segurança Pública paulista, 125 mil pessoas participaram das manifestações pró-governo da Avenida Paulista. Já os organizadores estimaram números maiores. Os quatro grupos que participaram dos atos pró-governo (Nas Ruas, Movimento Avança Brasil, Vem para Direita e o Verde Amarelo) disseram que 1,5 milhão de pessoas estavam no ato da Avenida Paulista. Como era esperado, diversos policiais não fardados participaram do ato, mas o maior grupo presente na manifestação era de evangélicos.

Os manifestantes, em sua grande maioria, reivindicavam em placas e cartazes e bandeiras a mudança do sistema eleitoral, intervenção militar, substituição dos ministros do STF, além de cartazes com dizeres contra a imprensa, o STF e pedindo “pelo fim do comunismo”.

Os atos foram convocados por Jair Bolsonaro e acontecem em meio a embates do presidente com o STF, além de uma acentuada crise econômica, com a disparada da inflação, desemprego próximo a taxas recorde e queda na popularidade e nas avaliações sobre a administração de Bolsonaro.

Após sobrevoar a Avenida Paulista diversas vezes com um helicóptero, o presidente discursou em um carro de som para os manifestantes. Em sua fala, Jair Bolsonaro afirmou que apenas Deus pode torná-lo inelegível. “Quero dizer aqueles que querem me tornar inelegível em Brasília: ‘só Deus me tira de lá’. “Aviso aos canalhas: não serei preso.”

O presidente também disse que não vai mais cumprir decisões do ministro Alexandre de Moraes, do Supremo Tribunal Federal, e disse que “ou esse ministro se enquadra, ou pede para sair” e completou, “Nós devemos sim, porque eu falo em nome de vocês. Determinar que todos os presos políticos sejam postos em liberdade. Digo a vocês que qualquer decisão do ministro Alexandre de Moraes esse presidente não mais cumprirá”.

No início da semana passada, o Bolsonaro protocolou no Senado um pedido de impeachment contra o ministro Alexandre Moraes sob o argumento de que ele e o ministro Luís Roberto Barroso extrapolam os limites da Constituição. O presidente é investigado em cinco inquéritos, quatro no Supremo Tribunal Federal e um no Tribunal Superior Eleitoral.

Em outra parte da cidade, no Vale do Anhangabaú, ocorreu uma manifestação contra o presidente. O ato contou com menos pessoas, de acordo com o Polícia Militar o público era de 15 mil pessoas, mas os organizadores estimam que 50 mil pessoas tenham participado. A manifestação teve participação de partidos da esquerda, além de lideranças sindicais e sociais. O Grito dos excluídos e excluídas ocorre anualmente no dia 7 de setembro, desde 1995, e cobra medidas para reduzir as desigualdades sociais. Além dessas pautas, o movimento também condenou o negacionismo do presidente durante a pandemia e as atuais ameaças de golpe de estado.

Em nota, a coordenação nacional do Grito dos Excluídos e Excluídas se pronunciou sobre os motivos que levam os movimentos às ruas em 2021. “Estamos vivendo um momento de crises – social, ambiental, sanitária, humanitária, política e econômica – sobretudo causadas pela ação nefasta de um governo genocida, negacionista e promotor do caos que visa principalmente destruir, de qualquer forma, a democracia e a soberania do nosso país”, disse a nota.

Não houveram registros de grandes tumultos ou violência em ambos os atos.
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