Elena D’Amore

Numeri da record per le Casse di previdenza italiane. Gli iscritti infatti aumentano costantemente, in certi casi raddoppiano. A sorridere è anche chi non ha fatto “boom” dal 1996 ad oggi, perché i giovani spingono ed è possibile, oggi più che mai, puntare su di loro. Anche la Cassa di previdenza dei ragionieri si difende, affidandosi soprattutto alle nuove generazioni.

Dunque, chi migliora più di tutti? Secondo un’indagine pubblicata dal Sole24Ore, sono ingegneri, architetti e avvocati le professioni protagoniste dell’exploit. Gli iscritti alla Cassa dei tecnici e a quella forense sono più che raddoppiati dal 1996 al 2009. I primi (ingegneri e architetti) sono passati dai 62.500 circa del 1996 a sfiorare i 150mila nel 2009 (+138%). I secondi sono lievitati, nello stesso periodo, partendo da 64mila e riuscendo a sfondare il tetto dei 150mila (+135,9%). Ma se le pensioni sono cresciute meno degli attivi (rispettivamente +38% e +44%) in 14 anni, solo per i legali le entrate per contributi hanno raggiunto quasi lo stesso livello di incrementi delle uscite per pensioni: 200% contro 196 per cento. Al contrario, se sul lungo periodo le sostanziose percentuali di crescita di entrate e uscite assicurano, a ingegneri e architetti, ancora un buon equilibrio (287% contro 161%), l’Ente si trova, per il secondo anno ad avere più uscite (3,65%) che ingressi (4,61%): lo scorso anno erano, rispettivamente 5,13 contro 2,43 per cento. Tuttavia, mentre gli avvocati scontano una forte saturazione del mercato e una cronica precarietà delle proprie giovani leve (che la crisi economica ha ulteriormente acuito), le professioni tecnico-scientifiche mostrano ancora spazi di affermazione e più adattamento alle dinamiche di mercato. La riforma forense innalza, tra le altre cose, l’età pensionabile e le aliquote contributive ma non tocca il meccanismo retributivo. Anche Inarcassa ha optato per modifiche delle leve e di alcuni trattamenti senza alterare il quadro di calcolo. Come si può notare, quindi, anche gli enti più forti puntano sui giovani. Impossibile che non lo faccia anche chi non ha grandi aumenti per ciò che concerne il numero di iscritti. E nessuno si preoccupa del fatto che da qualche anno, complice la stagnazione del Pil e la crisi, questi faticano ad affermarsi e ad avere una promettente capacità di reddito. Gli ultimi iscritti, infatti, restano determinanti per la salute dei conti previdenziali. Due le dinamiche seguite dagli Istituti privatizzati: qualcuno è a caccia di giovani per “salvarsi” e dare una nuova prospettiva a profili professionali giunti a esaurimento o in forte trasformazione. Altri hanno bisogno di loro per la sostenibilità futura, che dipende da un sistema retributivo che poggia sui 30-40enni (chiamati a sostenere una promessa previdenziale difficile da assicurare nel futuro) e sulla loro capacità di acquisire reddito. Detto di ingegneri, architetti, avvocati e ragionieri, va registrato anche che i pensionati farmacisti sono addirittura diminuiti, nel 2009, rispetto all’anno prima: erano 27.431, sono 27.298. Così come una leggera flessione si ha tra i veterinari (-0,59% dal 2008). Le difficoltà di nuove iscrizioni colpiscono anche i giornalisti: in un anno sono cresciuti dell’1,39%, ma le entrate calano dell’1 mentre le spese schizzano a +8%.