Tocca un nuovo livello record il debito pubblico italiano a febbraio, salendo a 2.363,685 miliardi di euro da 2.363.496 di gennaio. Lo rileva la Banca d’Italia. A febbraio 2018, tuttavia, il monte del debito era 2.293,616 miliardi. Su base annua, quindi, l’aumento è di 70 miliardi. Per quanto riguarda il debito in mano agli investitori esteri, l’ultimo dato disponibile di gennaio si attesta a 702,813 miliardi di euro, in leggera ripresa da 681,892 miliardi di dicembre, ma ancora lontano dal picco di 774,905 miliardi nell’aprile 2018. Bankitalia precisa che rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 marzo, il debito è stato rivisto al rialzo di 0,8 miliardi nel 2016, 5,5 miliardi nel 2017 e 5,3 miliardi nel 2018. “Le revisioni riflettono principalmente l’ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall’Istat in accordo con l’Eurostat”, spiega palazzo Koch. Il livello del debito, che supera il 130% del Pil ed eccede decisamente il limite del 60% posto in sede europea, preoccupa particolarmente la Commissione europea. Sul tema Pierre Moscovici ha ricordato che la situazione italiana sarà “riesaminata” in base ai dati di crescita che l’Ue pubblicherà il prossimo 7 maggio. Il commissario europeo ha poi ribadito che l’economia italiana – in recessione dalla fine dello scorso anno – rappresenta un fattore di instabilità per il resto dell’Unione europea, motivo per cui Roma dovrebbe ridurre i suoi deficit strutturali. “Il rallentamento dell’economia italiana è, naturalmente, preoccupate per l’Italia. Ma è anche un fattore d’incertezza importante per l’Ue”, ha spiegato ad AFP a margine del meeting di primavera del Fondo monetario internazionale a Washington. “L’interesse dell’Italia, che è un paese con un debito molto alto, è quello di controllare i suoi deficit strutturali per limitare il ricorso all’indebitamento, in modo da stabilizzare la sua credibilità, in particolare rispetto ai mercati finanziari, e da contribuire allo sviluppo dell’eurozona”, ha sottolineato Moscovici.

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