Vittorio Rossi

Le due parole d’ordine sono trasparenza e prudenza. Le Casse pensionistiche hanno due obiettivi nitidi, non difficilmente raggiungibili anche se sarà necessario qualche sacrificio. Per diventare trasparenti servono infatti parametri omogenei e bilanci sociali, per mirare alla prudenza è invece fondamentale cambiare portafoglio.

La Cassa ragionieri.
L’Ente guidato da Paolo Saltarelli è all’avanguardia in Italia, per ciò che concerne la trasparenza. La Cnpr è infatti alla terza edizione del bilancio sociale. Un lavoro lungo, che però ha dato e sta continuando a dare i frutti sperati. Il primo tentativo di bilancio sociale fu un documento definito “Verso… il bilancio sociale”, che permise alla Cassa di avere un riconoscimento del lavoro svolto da una fonte autorevole e indipendente come il Sole 24Ore. Nella classifica di trasparenza dei siti web delle Casse di previdenza dei liberi professionisti, infatti, i ragionieri erano, grazie al bilancio sociale, al primo posto, da soli, con 5 stelle. Col passare dei mesi, il bilancio sociale è stato arricchito e reso sempre più leggibile. L’ultimo documento consultabile sul sito dell’Istituto si compone di tre parti. Nella prima è descritta la Cassa, l’ambito all’interno del quale opera, la sua storia, gli organi di governo, le attività svolte e i programmi futuri. Nella seconda parte sono esposti i dati di bilancio, il conto economico è riclassificato a valore aggiunto, viene “raccontato” il bilancio tecnico ed esposta l’analisi di asset & liability management. Nella terza parte, infine, si trova la mappa degli stakeholder e i rapporti con gli stessi, è esposta la verifica dei termini della carta dei servizi, l’attività del garante degli iscritti e di altre figure, è descritta l’attività di previdenza e il funzionamento della Cassa tramite le persone che operano al suo interno.
Scopo principale del bilancio sociale è proprio quello di rendere conto del proprio operato a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, sono influenzati o influenzano le scelte della Cnpr.
Ma gli insistenti richiami per una maggior trasparenza hanno dato buoni risultati non soltanto all’interno della Cnpr. Nell’ultimo anno è stata soddisfatta l’esigenza di una maggior tempestività dell’inserimento nei siti web dei bilanci delle Casse di previdenza dei liberi professionisti, in modo da rendere realisticamente possibile una lettura dei risultati da parte degli associati in tempi ragionevoli. Complice la crisi del 2008 e i suoi riflessi sui conti gestionali, il 2009 ha visto i vertici delle Casse impegnati, almeno in parte, in una maggior attenzione nei confronti della comunicazione dei dati “sensibili” agli associati.
Le Casse hanno infatti complessivamente migliorato il livello informativo mettendo a disposizione degli associati sui siti internet i rendiconti della gestione 2009 in modo abbastanza tempestivo. L’istantanea dei siti web mostra che alla metà di agosto solo quattro Casse non avevano ancora messo a disposizione online il bilancio annuale 2009. In definitiva: grande passo avanti, ma i cantieri aperti sono ancora molti.
Nulla è stato ancora fatto da parte di alcuni enti per la redazione di un bilancio contabile condiviso, redatto con criteri omogenei, che possa essere messo a confronto con i rendiconti di tutti gli enti previdenziali. Inoltre, sempre in tema di criteri omogenei, nulla è stato fatto in materia di indicatori di performance del patrimonio mobiliare. I rendimenti netti possono essere variamente configurati, e la performance andrebbe correlata al rischio assunto. Tra le Casse c’è chi calcola la redditività netta del patrimonio sulla consistenza media di inizio e fine periodo, e chi applica il metodo più sofisticato (time weighted) che consente di calcolare i rendimenti in tutti gli intervalli di tempo mantenendo la neutralità rispetto ai flussi, nonché di capitalizzare i risultati sul periodo di riferimento.
Altro aspetto in tema di criteri omogenei è la libertà di manovra da parte delle casse di “spostare” strumenti finanziari dall’attivo circolante a quello immobilizzato; aveva caratterizzato la gestione 2008 e si ritrova anche nei conti del 2009, seppur in misura inferiore. La prassi è molto semplice, in quanto è necessaria solo una delibera del cda per ottenere un effetto neutro sui conti perché, nella maggior parte dei casi, non vengono in questo modo rilevate eventuali minusvalenze.
Altro nodo da sciogliere è il contenuto e la forma del bilancio, che sono ancora poco intellegibili. Tutto ciò non deve tuttavia frenare la richiesta di maggior trasparenza da parte degli associati, ma sensibilizzare le Casse a essere meno ermetiche nella spiegazione delle voci di bilancio. Dove non c’è trasparenza si alimenta il dubbio che può sfociare in sfiducia.

Nel segno della prudenza.
Non è finita qui, perché c’è un altro punto da verificare: la prudenza. Anche in questo caso la lezione è servita, le Casse hanno ridotto gli investimenti “alternativi”, che avevano causato ingenti danni alle gestioni 2008, e mantenuto un basso profilo di rischio. E anche in questo caso, i ragionieri sono promossi. Gli investimenti, già sicuri, sono stati affidati a società leader nel mondo, dunque il rischio è praticamente vicino allo zero.
Se si analizza la composizione dei portafogli mobiliari delle altre Casse di previdenza, si può dire che mentre nel 2008 lo squilibrio era dettato dalle obbligazioni strutturate, nel 2009 si è assistito a un core holding delle obbligazioni e, in particolare, quelle bancarie. Prevalgono nelle scelte gestionali degli enti di previdenza i titoli obbligazionari e, come è avvenuto in passato, talvolta l’entità di questo investimento è troppo sbilanciata verso una sola categoria. Ma emerge anche un’altra buona notizia. Le Casse che nel 2008 avevano registrato performance con il segno negativo sono tornate a produrre ricchezza per il futuro dei loro associati. In particolare, torna positivo il rendimento del portafoglio mobiliare dell’Epap, l’ente pluricategoriale a cui fanno capo quattro categorie di professionisti che nel 2009 ha avviato una profonda ristrutturazione del portafoglio titoli con la dismissione della quasi totalità del patrimonio, che ha comportato però perdite su titoli per 27,3 milioni e il successivo investimento. Sono stati dettati ai nuovi mandati limiti stringenti sulla concentrazione di singoli emissioni e emittenti e sulla qualità del rating, per il quale non sono previsti rating al di sotto dell’investment grade.
Tra le “vecchie Casse” c’è chi poi, come gli avvocati, ha deciso di fare pulizia nei conti.