Nella legge di Bilancio per il 2022 è pronto a planare l’emendamento per dare la «sforbiciata» (dal 26% al 20%) alla tassazione sui rendimenti finanziari degli Enti previdenziali, adoperando i «risparmi» per sostenere iniziative assistenziali per i professionisti iscritti. E, nel frattempo, spunta l’idea di Inarcassa (ingegneri e architetti) di «spacchettare» quel 6% di risorse che non verrebbero versate all’erario, destinando una quota agli investimenti per «la ripresa del paese» e un’altra alla «salvaguardia» delle Casse che dovessero trovarsi in condizioni di affanno, in base a principi di «solidarietà» e di «responsabilità». Le manovre per rendere più lieve la pressione fiscale che grava sui ricavi da operazioni finanziarie, liberando, al contempo, dei fondi per il welfare delle categorie, sono da tempo tra le priorità dell’Adepp, come raccontato dal presidente Alberto Oliveti il mese scorso, durante gli Stati generali della previdenza, a Roma: nel corso di un faccia a faccia col ministro dell’economia Daniele Franco è stata illustrata la modifica normativa «che, secondo noi, costerebbe 30 milioni, a giudizio dei tecnici del dicastero ne varrebbe almeno 90», però, «con un perfetto equilibrio negoziale, siamo arrivati a stimare la misura 60 milioni», aveva spiegato. Adesso, nell’imminenza dell’approdo delle correzioni alla manovra economica al Senato (entro venerdì), il progetto si arricchisce di altre sfumature, rivela aItaliaOggi il presidente di Inarcassa Giuseppe Santoro, in «un momento complesso per un ente», rinpgi (giornalisti), la cui gestione principale da luglio del prossimo anno confluirà nell’Inps, e mentre si parla dell’«ipotesi di commissariamento» di un altro Istituto pensionistico privato, l’Enasarco (agenti di commercio e consulenti finanziari). E, tutto ciò, incalza, accade mentre «continuiamo a ricevere l’invito a investire sempre di più nell’economia reale del paese» da parte del governo. «La mia proposta è di provare a percorrere questa strada: riuscire a costruire un regolamento» sull’uso delle somme risparmiate grazie al taglio del 6% delle tasse sui rendimenti «in capo a ogni singola Cassa», da dividere in «un fondo per gli investimenti nell’economia reale» e in uno che « ci veda essere parte attiva in un processo di co-responsabilizzazione. E non insensibile nei confronti delle difficoltà che un Ente può incontrare, negli anni, per diverse ragioni», soprattutto per «i cambiamenti demografici e sociali» che possono verificarsi. L’idea, prosegue Santoro, viene ritenuta «condivisibile» da alcune delle Casse aderenti all’Adepp. E l’attuale momento storico, che va verso l’attuazione, con risorse ingenti, delle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), conclude, potrebbe essere quello «giusto» per far calare l’imposizione fiscale sugli Enti di primo pilastro pensionistico.