Prestiti d’onore, borse di studio per la formazione continua, incentivi allo sviluppo e all’aggregazione e assicurazione professionale gratuita o a costi calmierati. Sono solo alcune delle carte del nuovo welfare su cui le Casse di previdenza dei professionisti stanno investendo. Accanto alle più classiche forme di assistenza, sempre piùa ttenzione viene rivolta al welfare attivo, considerato una leva per gestire i mutamenti del mercato del lavoro, per sostenere i redditi professionali, le entrate contributive e, in un circolo virtuoso, le prestazioni. Se si analizzano i dati Adepp, l’Associazione che rappresenta le Casse di previdenza dei professionisti, la spesa totale investita in welfare ha toccato nel 2017 531 milioni. Questa cifra, di tutto rispetto, dipende in parte dal modo di conteggiare alcuni interventi, per esempio i prestiti, che rilevano non solo per le garanzie e per gli interessi ma anche per gli importi arrivati ai professionisti. Le Casse maggiori per iscritti, Enpam (medici) e Cassa forense (avvocati) spendono in valori assoluti di più ma, in una classificazione più ampia degli interventi, Inarcassa (ingegneri e architetti) dichiara di impiegare nel welfare integrato (comprese le prestazioni previdenziali di natura assistenziale) 100 milioni di euro. Il welfare nei bilanci delle Casse è classificato, in parte, sotto la voce assistenza e sotto quella del contributo di maternità, ma gli Enti mettono a disposizione interventi anche al di fuori di queste voci. In ogni caso la spesa per il welfare deve essere approvata dai ministeri vigilanti e deve rispettare vincoli di sostenibilità. Tuttavia, è la qualità e la finalità degli investimenti che sono cambiate. «Si è passati da un sistema “emergenziale”, dove si interveniva solo in caso di bisogno – spiega Tiziana Stallone, vice presidente Adepp con delega al welfare – a un approccio preventivo, dove l’attenzione non è più rivolta solo al professionista e al suo nucleo familiare ma anche all’attività». Le Casse, infatti, sono direttamente interessate al buon andamento dell’attività degli iscritti – il professionista in crisi non paga i contributi – e negli ultimi anni, anche per contrastare la crisi, hanno puntato su borse di studio, prestiti d’onore e finanziamenti agevolati per far partire e crescere gli studi. Questi fondi, in molti casi, hanno consentito ai professionisti di accedere a un credito che difficilmente le banche erano disposte a erogare. Le Casse si fanno promotrici di iniziative per agevolare la professione, come l’accordo siglato fra la Cipag (geometri) con l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani per il coinvolgimento dei professionisti nelle questioni tecnico-edilizie, o il protocollo sottoscritto da Inarcassa per accelerare l’incasso dei crediti vantati per prestazioni professionali verso le pubbliche amministrazioni. Non mancano azioni finalizzate a creare occasioni di incontro tra professionisti e potenziali clienti: un esempio è la giornata nazionale del biologo nutrizionista, organizzata da Enpab (Cassa biologi). Le Casse hanno un punto di vista privilegiato sulla professione, grazie al monitoraggio costante dei redditi. Cassa dottori commercialisti sta lavorando, per esempio, a un bando per agevolare le aggregazioni degli studi. Le professioni registrano i cambiamenti demografici e del costume: è sempre meno diffusa la prassi che vedeva figli subentrare ai genitori; quindi, l’avvio dell’attività diventa un momento particolarmente complesso, per gli oneri che comporta. Molte Casse hanno cominciato a finanziare l’apertura dello studio da parte dei giovani. C’è poi un importante processo di femminilizzazione che si sta verificando in alcune professioni e che sta portandogli enti di previdenza a immaginare soluzioni – come per esempio i voucher per asilo nido – che vadano oltre al contributo di maternità per agevolare il bilanciamento tra impegno per la professione e cura della famiglia. Un altro problema è l’invecchiamento della popolazione di riferimento. L’età media dei professionisti Adepp (circa 1,6 milioni) è di 47 anni (era di 44 anni nel 2005); gli under 40 rappresentano il 28,5% degli iscritti (prima erano il 41%) mentre gli over 60 sono passati dal 10 al 18 per cento. E per questo diverse Casse si sono attrezzate per fornire servizi sanitari di Ltc (Long term care, ricoveri di lunga degenza). Oltre alle necessità del mercato anche le leggi hanno ripercussioni sulle scelte di welfare delle Casse; si pensi all’assicurazione professionale obbligatoria o alla formazione continua introdotti con la riforma delle professioni (Dpr 137/2012); adempimenti aggiuntivi che comportano dei costi che alcune Casse hanno deciso di accollarsi, almeno parzialmente, per agevolare gli iscritti. L’Enpad, (consulenti del lavoro) investirà informazione nel 2019 – come nel 2018 – più di 1,5 milioni; Enapf (farmacisti), per la frequenza di scuole di specializzazione, ha investito 100mila euro nel 2018 e ha raddoppiato la cifra per il 2019. Un fenomeno recente è l’attenzione verso i futuri professionisti: per i tirocinanti Cassa ragionieri nel 2019 ha indetto un bando per erogare prestiti d’onore e la Cassa dottori commercialisti ha esteso anche a loro la copertura sanitaria. Stessa scelta fatta da Enpam (medicina) per gli studenti dell’ultimo biennio.

FONTEIl Sole 24 Ore
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