la-storia-di-andrea,-studente-trans-in-attesa-(da-tempo)-della-carriera-alias

(Foto dal profilo Instagram di Andrea)

ROMA – “La preside mi ha chiaramente detto che devo avere pazienza con questo sistema che ha bisogno di tempo per comprendermi. Io non so che cosa devono comprendere, perché sono un essere umano e stiamo parlando semplicemente della mia vita”. Sono parole forti quelle di Andrea, studente trans all’ultimo anno del liceo ‘Cavour’ di Roma, a cui ancora non è stata concessa la possibilità di accedere alla carriera alias e che ha deciso quindi di iniziare una battaglia per farsi ascoltare.

Dopo vari rinvii, Andrea è stato ricevuto dalla preside martedì scorso per richiedere l’attivazione della carriera alias, la possibilità di inserire il nome che ha scelto al posto di quello anagrafico femminile, in cui non si riconosce più, sui documenti ufficiali e nel registro di classe. Una possibilità che gli è stata negata. “Mi è stato peraltro detto che la carriera alias, se verrà accettata, verrà accettata solo quando io sarò già fuori dal liceo”, racconta Andrea all’agenzia Dire. Come spiega Gay.it, in mancanza di linee guida ministeriali, “non esiste una modalità di accesso univoca: ogni istituto ha un suo metodo, poiché si tratta di un servizio interno e limitato solo a quella scuola o università. Sembra siano solamente una decina le scuole superiori che hanno attivato il servizio”, si legge sull’articolo dello scorso giugno.

Andrea ha deciso quindi di rendere pubblica la sua storia, che percepisce come il riflesso di un problema generale, che vive ogni giorno sulla sua pelle. “Si continuava a parlare della carriera alias come di una ‘situazione delicata’, allora ho tenuto a precisare che si tratta della mia vita, della mia quotidianità – continua Andrea parlando con l’agenzia Dire – Una quotidianità in cui a me e al mio partner ci urlano contro che siamo dei froci di merda, ci sputano addosso. Non è una situazione, è la mia vita”.

Una convinzione che, anche a scuola, si è scontrata a volte con un ambiente ostile. “Ci sono stati dei professori che nell’istante in cui gliel’ho detto sono stati veramente comprensivi, questo dovrebbe essere la decenza umana, per me invece non è mai scontato, mi sembra più un regalo venuto dal cielo – continua Andrea – Ci sono stati invece dei professori che hanno cercato di farmi cambiare idea sull’intraprendere il percorso di transizione, o che hanno detto che sono troppo femminile per essere chiamato al maschile. Anche con i compagni ci sono state un po’ di problematiche, c’è voluto del tempo per fargli capire qual è la mia quotidianità, cosa realmente vivo. Ci siamo un po’ scontrati, ma ora mi sembrano tranquilli, a volte spunta ancora il femminile, il nome che non è più mio, però diciamo che mi accontento”.

Sul ddl Zan “affossato con tanto di applausi”, Andrea si dice “molto preoccupato: provo paura al pensiero che chiunque potrebbe farmi qualsiasi cosa. Mi fa abbastanza schifo il fatto che io non sia rappresentato da nessuno, come le persone che amo e che mi stanno intorno. Perché quando un torto viene fatto a me, è una cosa, ma se viene fatto alle persone a cui realmente tengo, è lì che scatto. La mia reale preoccupazione è per chi ho attorno, è schifo, è disgusto, è paura e ansia. Non capisco perché nel 2021 dovremmo ancora provare dell’ansia per gli altri esseri umani, che potrebbero farci di tutto, solo per quello che siamo”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it