Segnali positivi per le professioni ordinistiche, nell’anno della pandemia crescono sia i redditi sia gli iscritti attivi. A fare una fotografia puntuale è l’XI rapporto Adepp, l’associazione che rappresenta le Casse di previdenza dei professionisti, presentato ieri a Roma. Nel 2020 si registra un aumento del reddito nominale del 3,4% rispetto ai 2019, per un totale di 36.772 euro contro i 35.541 euro dell’anno precedente. Un buon risultato se confrontato con il 2019, quando i redditi avevano subito una contrazione, seppur minima ( – 0,1%). Analizzando un arco temporale più ampio, però, si scopre che mentre il reddito nominale, rispetto al 2005, è aumentato de 5,98%, il reddito reale ha invece perso quasi il 13%. La fascia di età che registrai redditi più alti è quella tra i 50 e i 60 anni, con un reddito medio di 50.132 euro; c’è però una forte differenza tra uomini e donne, rispettivamente 58·i76euro contro 34.403 euro. Il gap reddituale non è solo un fenomeno di genere ma anche generazionale e territoriale. I giovani professionisti under 30 hanno un reddito medio di 14.143 euro, meno di un terzo rispetto ai senior e a livello regionale, il gap reddituale tra Nord e Sud è del 48 per cento Sul fronte degli iscritti Adepp registra un calo dello 0,07% dei contribuenti attivi (pari a 1.581.975 nel 2020) e un aumento del 10% dei pensionati attivi, passati in un anno da 89.244 a 98.175; il totale dei contribuenti è quindi pari a 1.680.150 con un aumento dello 0,47% rispetto al 2019. Se invece si considerano i professionisti “puri” (escludendo 98 mila pensionati attivi e 560 mila fra para subordinati dipendenti e categorie similari) l’aumento sale all’1,19% (da 1,01 a 1,022 milioni). Questo dato si differenzia da una recente indagine che registrava un calo degli iscritti, sottolinea il presidente della Fondazione studi Adepp Walter Anedda, perché era svolta su dati a campione mentre i dati Adepp tengono conto della totalità degli iscritti. Nel tempo la platea delle professioni ordinistiche è cambiata, sono aumentate le donne passate dal 30% nel 2005 all’attuale 41% (sotto i 40 anni le donne sono il 54% del totale). Gli over 60 erano il 10% degli iscritti del 2005 e oggi sono il 20%; di contro gli under 40 scendono, nello stesso arco temporale, dal 41% al 28%. La maggior parte degli iscritti Adepp rientra nelle fasce d’età 40-60 anni (circa il 53%), c’è però una grossa differenza tra le diverse Casse dove l’età media degli iscritti va da un minimo di 42 ad un massimo di 56 anni. La fascia degli iscritti con età compresa tra i 40 ed i 50 anni, che nel 2005 rappresentava il 31,2% del totale degli iscritti, è scesa al 27,5% nel 2020. mentre sale dal 18% al 25.1% e quella tra i 50 e i 60 anni. Su questi numeri hanno influito l’innalzamento dell’età pensionabile e la crescente propensione a continuare a lavorare oltre la pensione. Il presidente dell’Adepp Alberto Uliveti, recentemente rieletto alla guida dell’associazione, ha voluto indicare la missione e il futuro delle Casse previdenziali e ha parlato dell’esigenza di aprire a nuovi Ordini o a nuove professioni affini; un’idea rilanciata anche da Walter Anedda «Un allargamento su base volontaria propone – potrebbe essere una strada, creando una concorrenza con l’Inps gestione separata; non penso a una concorrenza contributiva ma basata sull’efficienza e sui servizi». Nel corso dell’evento è arrivata la notizia dell’approvazione dell’emendamento alla legge di Bilancio per tutelare i professionisti in caso di malattia o infortunio. A dare la notizia il senatore Andrea de Bertoldi, che da tempo lavora per portare a casa questo risultato «possibile – spiega – grazie alla copertura finanziaria necessaria, di 21 milioni, coperta con le risorse messe a disposizione da Fratelli d’Italia». La copertura, al momento, riguarda gli adempimenti tributari che potranno es
sere sospesi in caso di malattia o infortunio, ma, assicura de Bertoldi« vogliamo estendere queste a tutela anche ad altri adempimenti».