Un appello al governo per l’istituzione di un tavolo di confronto sullo stato del processo di digitalizzazione dell’Italia. È quello che viene lanciato dal presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti Marco Cuchel in occasione del forum “Il ruolo civico del commercialista nell’era digitale e la necessità di specializzazioni adeguate alla realtà economica”, promosso dall’Anc a Scicli, in Sicilia.

“Questo processo – ha evidenziato Cuchel – dovrebbe porre l’Italia all’avanguardia e, una volta a regime, dovrebbe semplificare il sistema fiscale sia per il contribuente che per la pubblica amministrazione. Ma non può essere imposto tout-court senza una preventiva verifica del funzionamento del sistema. Abbiamo più volte denunciato i gravissimi disservizi, le lacune e le difficoltà, tutte a discapito dei professionisti e dei contribuenti, riscontrati nelle procedure sinora avviate, come ad esempio quelle adottate per la rottamazione, saldo e stralcio delle cartelle esattoriali”.

“Non osiamo pensare a cosa potrà accadere in luglio e poi a gennaio 2020 con l’avvio dell’invio telematico dei corrispettivi. Le criticità finora riscontrate sono agli antipodi con quanto proclamato a gran voce dalle istituzioni, una sterile propaganda a favore della pubblica amministrazione e totalmente disallineata con la realtà dei fatti. Si istituisca quanto prima un tavolo di confronto – ha proseguito il numero uno Anc – che ci veda parte attiva in ragione della nostra esperienza sul campo, al fine di migliorare il processo di digitalizzazione, per un fisco migliore e per una vera tutela del contribuente. Solo un atto di concreto e immediato ascolto delle istituzioni nei nostri confronti può essere motivo di riflessione sui tempi e le modalità di proclamazione dell’astensione già annunciata”.

“Sono trenta anni che si parla di semplificazioni fiscali contabili e quasi nessuno ha fatto niente,  tanto che la vita di aziende e professionisti è solo peggiorata negli anni. Ma stiamo per varare una legge che speriamo darà il via ad un cammino di vera semplificazione”, ha sottolineato Luigi Alberto Gusmeroli, vicepresidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati. “Questa legge prevede lo stimolo all’avvio di nuove attività come negozi e botteghe di piccoli artigiani e commercianti nei centri storici. È la prima volta che si aiuta questo tessuto importante dell’economia italiana. Il cammino della semplificazione deve essere prioritario su tutto e la categoria deve dedicarsi ad assistere imprese e consulenti invece che di occuparsi di macchinosa contabilità”.

“Speriamo che dalle parole e gli slogan si possa arrivare ai fatti” – ha ribadito invece Andrea De Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro del Senato. “I commercialisti e i cittadini italiani hanno bisogno di un fisco più semplice e chiaro: vorremmo che il governo non si limiti a fare promesse, ma compia fatti concreti, e che la professione venga rinvigorita e non messa sotto attacco come accaduto recentemente. La categoria ha bisogno di qualità, di rispetto e riconoscenza”.

Paolo Longoni, consigliere di amministrazione della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri nel suo intervento ha parlato di investimenti e welfare. “La prima direttrice di intervento deve riguardare gli investimenti in economia reale. Allocare i patrimoni istituzionali, come quelli degli enti di previdenza, in investimenti domestici destinati allo sviluppo è la teoria solo apparentemente semplice per incentivare la crescita dell’economia nazionale. Tuttavia – ha aggiunto – l’applicazione pratica di questa tesi comporta il confronto con ostacoli di natura finanziaria, normativa, culturale assai rilevanti. C’è quindi la necessità di poter disporre di prodotti di investimento (Fondi, SGR) focalizzati sugli investimenti nel Paese e su quelli infrastrutturali in particolare; la struttura degli enti previdenziali non è tale da consentire investimenti diretti in capitale di rischio: occorre che vi siano intermediari finanziari orientati agli investimenti produttivi e non soltanto alla finanza”.

La seconda direttrice di intervento, secondo Longoni, deve riguardare il welfare. “Quasi mai è sufficiente che sia sancito un diritto o sia accessibile un’opportunità per ottenere miglioramenti sociali; i recenti orientamenti degli enti previdenziali verso le politiche di welfare attivo (assistenza dedicata al sostegno dei redditi ed alla crescita della professione) hanno bisogno di interventi normativi che estendano il concetto tradizionale di welfare verso una vera e propria riconfigurazione dell’assistenza come fattore di sviluppo della responsabilità dei cittadini e del loro “empowerment”, ossia della loro capacità di fronteggiare le situazioni, agire con consapevolezza ed efficacia accrescendo le proprie conoscenze e le competenze personali, facendo leva sulle proprie risorse, puntando sul lavoro e sulla formazione”.

FONTEItaliaOggi
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