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ROMA – Il 10 gennaio la scuola riprenderà in presenza. Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, non ha accolto le richieste dei circa 2mila dirigenti che nei giorni scorsi hanno scritto al Governo per chiedere di posticipare il rientro in classe e, in un’intervista al Corriere della Sera, oggi ribadisce che la scelta è quella di “tutelare il più possibile la presenza”. Bianchi ha detto di aver incontrato sindacati e dirigenti scolastici e ha assicurato che non saranno lasciati soli, ma “il governo ha approvato, con forza di legge, misure a tutela della scuola in presenza e in sicurezza, come era stato richiesto anche dai dirigenti. Si tratta di applicarle, tutti insieme. E di affrontare, insieme, anche le eventuali difficoltà”.

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L’aumento dei casi, quindi, non costituisce un rischio come lo scorso anno, perché “ora c’è il vaccino”, e “il ricorso massiccio alla Dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore”. Per questo, secondo il ministro dell’Istruzione, non ci sono gli estremi per chiudere le scuole. “La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto”, commenta Bianchi in riferimento alla scelta del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. In riferimento al nuovo protocollo, Bianchi ha detto che si tratta di “regole chiare, decise insieme all’unanimità, che hanno tenuto conto anche delle richieste delle Regioni”. Regole che secondo il ministro permetteranno alla scuola di continuare le lezioni in presenza fino alla fine dell’anno: “La nostra intenzione- ha detto Bianchi- è procedere con i calendari già definiti” e, se fosse necessario, “le scuole saranno le ultime a chiudere”

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