‘svendita-globale’,-ecco-come-l’antiquario-resiste-alla-crisi-prodotta-dal-covid

ROMA – Eccoli in tutte le città d’Italia i maxi cartelli di svendite e saldi, una cosa normale, da sempre, per i primi giorni di gennaio. Eppure passeggiando in Corso d’Italia, a Roma, è impossibile non notare la scritta ‘Svendita globale’, in stampatello, in un negozio di anticheria. Entrando sembra come di stare al museo, l’occhio si perde tra ampolle di cristallo, manuali, tomi e fumetti di ogni epoca e cultura, caraffe in ottone, candelabri, specchi, quadri d’ispirazione rinascimentale, consolle intarsiate, posate d’argento e soprammobili ‘di un tempo che fu’ pronti a tornare alla vita. In vetrina c’è addirittura un ‘Guzzino 75’ del 1951.

Un paradiso per gli amanti del modernariato e del vintage alla continua ricerca di un dialogo tra passato e presente. E allora per saperne di più, iniziamo a fare domande, perché quel ‘globale’ accostato alla parola ‘svendita’ incuriosisce, forse diverte o forse intristisce. Provocazione? Marketing da marciapiede o crisi imperante? Nel tanto parlare di rinascita, sostenibilità e ‘riuso’, un posto così – pensiamo – potrebbe tornare al ‘vecchio splendore’.

Ad accoglierci c’è il signor Mayer, il gestore: “Il negozio si chiama ‘Global’ ecco perché la nostra svendita è globale, si tratta di un gioco di parole per dire totale. I nostri non sono saldi invernali ma le conseguenze dell’era del Covid. Da due anni siamo in battaglia. Cerchiamo di resistere con tutte le nostre forze ma non è più come prima. I nostri clienti sono in difficoltà come noi. Fino al 2019 eravamo un punto di riferimento anche per scenografi e architetti. Siamo in attesa che passi questa malattia e speriamo in tempi migliori”.

E allora ci chiediamo (e gli chiediamo) se questo momento abbia comunque portato nuovi acquirenti: “Prezzi più bassi e arredi preziosi dovrebbero portare nuovi clienti e aprire orizzonti verso una cultura che di solito appartiene ai collezionisti. Una prerogativa del nostro spazio sono i tappeti persiani e cinesi, oggi sempre meno trovabili e che nulla hanno a che fare con le moderne tecniche di realizzazione. I quadri in esposizione sono originali e vanno dal 1700 ai tempi moderni. Una ‘chicca’ sono i 4/5mila libri tra romanzi, narrativa, enciclopedie e manuali d’arte. A pensarci bene- conclude Mayer- questo è un nuovo modo di investire in manufatti antichi e preziosi che più invecchiano e più acquistano valore”.

E allora se comprare meno e meglio è il tema di questa nuova era, anche guardare al passato in un’ottica non solo di recupero ma anche d’investimento diventa certamente un’opportunità da non sottovalutare. Una vera e propria occasione per avvicinarsi all’arte e all’artigianato di qualità.

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