covid,-fiom-reggio-emilia:-“nelle-aziende-assenze-fino-al-10%”

Simone Vecchi

REGGIO EMILIA – Fino ad un lavoratore su dieci, nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Reggio Emilia è assente dal lavoro perché malato di Covid o in quarantena. Un “valore importante” registrato negli ultimi due giorni dalla Fiom-Cgil, su cui interviene il segretario generale della categoria Simone Vecchi. “Ovviamente- spiega alla Dire- il nostro osservatorio è parziale perché riguarda solo il comparto metalmeccanico ma è molto diffuso, e mediamente si va da un minimo del 5% ad un massimo del 10% di lavoratori assenti perché positivi al covid”. Poi “si aggiungono a questi dati, più o meno con percentuali analoghe, le altre assenze a vario titolo tra cui le quarantene”. Una situazione che, dice il segretario delle “tute blu” reggiane, potrebbe avere come ripercussione un rallentamento di tutte le attività, “perché in assenza di sostituti non è gestibile altrimenti”. Da qui l’appello di Vecchi: “Le aziende se vogliono garantire che nei prossimi giorni ci sia continuità produttiva e un rallentamento della diffusione del contagio o comunque una sua limitazione, devono garantire l’applicazione dei protocolli, che negli ultimi mesi abbiamo avuto l’impressione che si siano un po’ allentati”. E soprattutto “garantire la fornitura delle mascherine FFp2 negli spazi chiusi”. Infatti “se le imprese mettessero a disposizione questi dispositivi più protettivi, ovviamente gratuitamente, ciò aiuterebbe ad evitare che nell’arco di poche settimane si trovino con metà lavoratori a casa”. Positivo poi il giudizio del leader della Fiom provinciale sull’accordo tra Ausl e farmacie in ordine ai tamponi per liberare dalle quarantene. “Mi sembra che sul tracciamento sia tutto molto rallentato e l’Ausl da molte settimane ormai fa molta fatica. Quindi mettere a disposizione delle farmacie i tamponi per mettere in condizione di tornare a lavorare le persone, soprattutto se non sintomatiche, sta bene e incontra consenso. Non so se sarà sufficiente vista la crescita dei numeri”.

C’è infine un tema nazionale che sta facendo infuriare i lavoratori. “In questo momento la rabbia è principalmente legata al mancato finanziamento da parte del Governo delle assenze per quarantena”. Con risorse che avrebbero dovuto essere stanziate nella Manovra o nel decreto “Milleproroghe” e la cui assenza “scarica sulle persone dei costi che dovrebbero essere della collettività e riduce anche l’efficacia del tracciamento”.Perché, spiega ancora Vecchi, “si corre il rischio che una persona, pur di non perdere il salario, vada a lavorare anche se ha dei contatti stretti positivi”. Su questo aspetto, continua il segretario, “Cgil, Cisl e Uil hanno scritto il 29 dicembre per sollecitare l’esecutivo. Se lo fanno anche ex post come è successo a ottobre va bene, ma devono farlo perché le persone che sono poste in quarantena dalle autorità oppure sono in autosorveglianza lo fanno con le proprie ferie e permessi se li hanno o perdendo la retribuzione”. Insomma “sono persone che stanno a casa per la salute collettiva ma ci rimettono, un fatto socialmente ingiusto e un modo che ha il Governo di scaricare sugli individui dei costi sociali”, conclude Simone Vecchi.

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