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ROMA – Determinata a riformare la legislazione europea in fatto di asilo, difende i diritti delle donne, della comunità Lgbtqi+ e la libertà di stampa, contraria alla legalizzazione dell’aborto. Sono alcuni degli aspetti che segnano la visione politica di Roberta Metsola, la nuova presidente del Parlamento Europeo per i prossimi due anni e mezzo, eletta oggi per succedere a David Sassoli. La politica maltese, 43 anni compiuti oggi, è diventata presidente dell’organo legislativo dell’Unione Europea alla prima votazione, incassando la fiducia di 458 eurodeputati sui 690 votanti. La sua elezione è frutto di un accordo per la condivisione della presidenza tra le tre maggiori forze del Parlamento – liberali, popolari e socialisti – raggiunto in occasione della elezione dell’ex presidente Sassoli nel 2019.

Metsola è entrata nel Parlamento come eurodeputata nel 2013 per riempire il posto lasciato vacante di Simon Busuttil, ex leader dell’opposizione maltese e ora segretario generale dei popolari a Bruxelles. Nel 2014 è stata poi eletta ricevendo ben 38mila voti, allora un record per una politica originaria di Malta. La nuova presidente, che di formazione è avvocata, si era già candidata per questo incarico alle due precedenti elezioni, senza riuscire a farsi eleggere. In un articolo il quotidiano Times of Malta evidenzia di Metsola, vicepresidente del Parlamento a partire dal 2020, la passione per la politica fin da ragazza, anche nelle file dell’ala giovanile del partito nazionalista, l’Mzpn. L’ex primo ministro maltese Lawrence Gonzi, riferisce sempre il Times, ne ha sottolineato il suo essere “pronta a fare ogni sorta di sacrificio per servire il proprio paese nel miglior modo possibile, ma in modo da trovare il giusto equilibrio con la vita familiare e gli impegni sociali”.

Tra i temi che le sono più a cuore, la riforma del sistema del diritto di asilo a livello europeo e la difesa della libertà di stampa. In questo senso la ormai ex eurodeputata si è occupata anche del caso della giornalista e sua connazionale Daphne Caruana Galizia, rimata uccisa in un attentato nell’ottobre 2017. Tra i momenti più noti che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua carriera politica il rifiuto, nel dicembre 2019, di stringere la mano dell’allora primo ministro Joseph Muscat. All’epoca il premier si trovava nel pieno della tempesta politica che seguì all’arresto di due persone a lui molto vicine nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio della cronista e che portò alla sue dimissioni da lì a pochi giorni. Se la tutela e la promozione dei diritti delle donne e della comunità Lgbtiq+ sono altri due pilastri della sua esperienza politica, come evidenziato da lei stessa anche nel suo discorso di insediamento, hanno più volte fatto discutere la sue posizioni contrarie alla legalizzazione dell’aborto. Metsola ha più volte votato a sfavore di risoluzione del parlamento per il riconoscimento dell’interruzione di gravidanza come diritto umano. 
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