Equo compenso, fattura elettronica, cessioni d’azienda, aggregazioni, unità categoriale: sono alcuni dei temi emersi dal confronto tra i commercialisti italiani e i rappresentanti di politica e istituzioni avvenuto ieri a Roma durante gli Stati generali dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Su un punto tutti i politici presenti si sono trovati d’accordo: la categoria deve presentarsi unita e avere un’unica voce altrimenti portarne avanti le istanze diventa difficile. L’invito arriva in primis dal sottosegretario agli Affari regionali e alle Autonomia Stefano Buffagni: «La professione dovrebbe imparare ad essere più unita, altri fanno lobby seriamente mentre i commercialisti si presentano disgregati». Sulle questioni categoriali l’onorevole Giorgia Meloni, unico leader politico presente, ha sottolineato l’importanza dell’equo compenso che, afferma, «è un tema fondamentale, non può rimanere solo un titolo: credo nel merito e il lavoro va retribuito». Meloni ricorda il caso del bando del Mef che cercava competenze elevate a titolo gratuito: «Questo governo – afferma – retribuisce chi non lavora, e non retribuisce chi lavora». Di fattura elettronica ha parlato Buffagni che, riconosce, doveva assorbire una serie di adempimenti; cosa che per ora non è accaduta «ma ci stiamo lavorando». E in merito alla necessità di aggregazione dice: «Va cercata una soluzione che le faciliti, che dobbiamo trovare insieme, altrimenti le Big Four (le quattro più grandi società di revisione, ndr) avranno gioco facile nell’erodere il vostro mercato; bisogna creare un network con professionisti internazionali anche se non sarà facile. In Italia c’è una certa resistenza culturale all’aggregarsi». Il sottosegretario all’economia, Massimo Bitonci, ha cominciato il suo intervento parlando di crisi d’impresa e dell’estensione ai consulenti:«Mi ha fatto molto arrabbiare. Se sei consulente del lavoro, occupati di consulenza del lavoro, non di crisi d’impresa». Sull’estensione dei controlli ha detto, parlando non solo da politico ma anche da commercialista, «dobbiamo decidere se veramente vogliamo estendere i controlli a tappeto o se fare una selezione». Altro tema caldo affrontato da Bitonci è la questione «ancora aperta» delle cessioni d’azienda. In molti casi «è il commercialista che prepara l’atto e il notaio fa solo l’autentica della firma»; e ha aggiunto: «Se i notai perdono qualcosa non muoiono di fame». La proposta di legge sulle semplificazioni fiscali potrebbe diventare legge entro luglio. Ne è «quasi certa» la presidente della Commissione finanze alla Camera, Carla Ruocco, promotrice insieme ad Alberto Gusmeroli del testo ora in discussione in aula alla Camera. Sulla cessione d’impresa estesa a commercialisti e avvocati, prevista m un emendamento poi uscito dal provvedimento, Ruocco, a margine del suo intervento, racconta che «c’è un tavolo aperto anche con i notai e stiamo cercando una soluzione condivisa che potrebbe rientrare nel provvedimento o trovare un altro veicolo normativo». Ruocco si unisce poi all’appello all’unità della categoria (di cui anche lei fa parte): «Se parlate in troppi vi disperdete, l’essere in tanti deve essere un punto di forza non di debolezza». Su questo fronte il manifesto(si veda l’altro articolo in pagina), che inizialmente doveva essere sottoscritto da ordini. Casse di categoria e associazioni, allarme è stato presentato come documento del Consiglionazionale. Le motivazioni sono diverse: la confederazione Ade e Anc non era d’accordo sulle specializzazioni: «Devono diventare una risorsa perla categoria e non una divisione dell’Albo e nel manifesto questo aspetto non emerge». Per Daniele Virgillito, presidente dell’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili si è persa un’occasione per presentarci uniti all’esterno: il Consiglio nazionale aveva coinvolto fin da subito le associazioni nella stesura del testo. Per WalterAnedda, presidente di Cassa dottori (Cnpadc), il Consiglio ha agito bene e all’interno dei poteri politici che gli competono; Luigi Pagliuca, presidente della Cassa ragionieri è invece critico sulle specializzazioni: «Nell’Albo vanno previste solo per nuove competenze e non per quelle già acquisite sul campo dalla categoria». Marcella Caradonna, presidente dell’ordine di Milano, riconosce al manifesto il merito di aver avviato un percorso ma vede criticità negli incarichi di pubblico servizio: «Potrebbe non essere un vantaggio per la categoria».

FONTEIl Sole 24 Ore
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