Gli amministratori di condominio potrebbero aver l’obbligo di iscrizione alla Cassa ragionieri. Questa novità, a quanto risulta al Sole 24 Ore, potrebbe rientrare nel Decreto crescita attraverso un emendamento governativo o del relatore al provvedimento di conversione in legge attualmente all’esame della Camera. L’ampliamento della platea per la previdenza privata non è una novità: da mesi si discute per consentire ai comunicatori di iscriversi all’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti). Una necessità per l’istituto che, a causa della crisi dell’editoria e della perdita di occupazione, si trova in una fase critica con entrate contributive inferiori alle uscite per prestazioni. La situazione Per la Cassa ragionieri il discorso è di verso: il saldo entrate-uscite è positivo ma la difficoltà è quella di trovare nuove leve. Il numero di iscritti dal 2007 al 2018 sta calando ed è passato da 31.607 a 28.776; unica eccezione è il 2014, anno in cui la legge ha previsto l’obbligo di iscrizione a Cassa ragionieri degli esperti contabili, una norma che ha permesso di “contenere” la tendenza negativa, anche se l’esperto contabile che decide di proseguire la propria formazione e diventare commercialista dovrà passare a Cassa dottori portandosi dietro il proprio montante contributivo. C’è un’altra differenza tra Inpgi e Cassa ragionieri: nel caso dei comunicatori è stata fatta un’indagine sull’impatto di questa novità mentre, almeno al ministero del Lavoro, non risulta un analogo studio per gli amministratori. Attualmente gli amministratori condominiali sono m parte iscritti alle Casse professionali(soprattutto geometri ma anche ragionieri, avvocati, architetti e commercialisti). La grandissima maggioranza, invece, è iscritta all’Inps, sia come gestione separata che (quando si esercita in forma societaria) alla gestione commercianti. Per non parlare di numerosissimi “abusivi” dopolavoristi che amministrano due, tre o anche un solo condominio e non versano alcun contributo previdenziale. I professionisti, cioè coloro che svolgono in via prevalente o esclusiva l’attività seguendo la legge 4/2013, possono essere quantificati tra i 25mila (in genere iscritti a una delle 40 associazioni di categoria) e i 50mila, mentre i “dopolavoristi” sono almeno 100mila. Dal giugno del 2013, comunque, per esercitare l’attività occorre aver svolto la formazione iniziale (80 ore o un’adeguata esperienza pregressa) e quella annuale di 15 ore e possedere i requisiti soggettivi e oggettivi di onorabilità. L’emendamento A quanto risulta al Sole 24 Ore, nei giorni scorsi è pervenuta ai gruppi parlamentari una proposta di emendamento al DI 34/2019 che prevede l’iscrizione obbligatoria a Cassa ragionieri dei «soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, l’attività di amministratore di condominio, il cui esercizio è disciplinato dalla legge n.4/2013 ed abbiano i requisiti rispetto all’articolo 71 bis della disposizione di attuazione della legge n. 200/2012». Non solo: nella seconda parte dell’emendamento viene anche chiarito che, in caso di provenienza dei nuovi iscritti da «altra forma di previdenza obbligatoria» verrà mantenuta l’aliquota contributiva lato all’idea di una forma di previdenza precedente, se maggiore «a garanzia ad hoc di cui aveva già parlato in passato la deputata leghista Anna Rita Tateo».

FONTEIl Sole 24 Ore
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