Controlli costanti biennali per l’adeguata verifica ordinaria, individuazione dei fattori che influenzano i rischi dei clienti e delle operazioni, individuazione del titolare effettivo nelle diverse situazioni, autovalutazione degli studi entro ü 30 aprile 2020. Sono alcuni dei più rilevanti contenuti inseriti nelle oltre 100 pagine che costituiscono le nuove linee guida del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) per la valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni ai sensi del digs 231/07, dimise ieri. La funzione delle linee guida. In proposito si ricorda che mentre le regole tecniche, approvate dal Cndcec il 16/1/2019, su parere del Comitato di sicurezza finanziaria, così come le norme primarie (cioè quelle del digs 231/07), devono essere considerate vincolanti per i soggetti della categoria interessata, le linee guida, hanno una valenza meramente esemplificativa. Le soluzioni operative in esse proposte sono frutto di orientamenti interpretativi maturati in assenza di specifiche indicazioni da parte delle Autorità competenti. Ne deriva che nel caso in cui tali Autorità diffondano interpretazioni ufficiali su specifici aspetti, le citato Linee Guida saranno aggiornate in conformità a tali orientamenti. L’autovalutazione degli studi. La prima parte delle linee guida è finalizzata a delineare le modalità con cui gli studi professionali dovranno provvedere alla loro autovalutazione. L’aspetto probabilmente più rilevante del nuovo documento attiene gli elementi che influenzano l’esposizione (rischiosità) dello studio professionale e gli elementi che incidono sulla vulnerabilità dello stosso. Vengono, a riguardo, evidenziato anche le aree (relative alla formazione ed organizzazione) attraverso cui il rischio residuo dello studio può essere mitigato. In relazione al fatto che l’autovalutazione dello studio professionale dipende anche dall’analisi del rischio nazionale (in fase di aggiornamento) e dalla preventiva analisi del rischio di tutti i clienti dello studio, in sintonia con quanto previsto per gli intermediari finanziari viene ipotizzato che tale fase debba concludersi entro il 30 aprile 2020. Qualora l’analisi nazionale del rischio non fosse pubblicata entro il 2019, l’autovalutazione dovrà essere effettuata nei 120 giorni successivi alla sua emanazione. Gli atti relativi all’autovalutazione dei rischi di ridclaggio/Fdt devono essere conservati e messi a disposizio- ne degli organismi di autoregolamentazione e delle autorità (Mef, Uif, Dia, Gdf). L’assenza del documento di autovalutazione del rischio non è sanzionabile in via diretta; ma la sua redazione rileva positivamente ai fini della determinazione quantitativa della sanzione (art. 67 digs 231/07) poiché testimonia l’adozione di adeguate procedure di valutazione e di mitigazione del rischio da parte del soggetto obbligato. L’obbligo di adeguata verifica. La parte assolutamente centrale delle linee guida è quella finalizzata a fornire un ausilio ai dottori commercialisti e agli esperti contabili per l’esecuzione dell’adeguata verifica. In particolare vengono fornite una serie di tabelle da cui desumere i fattori di rischio e con le quali effettuare la valutazione dello stesso attinente agli aspetti connessi al cliente (valutare il rischio relativo alla natura giuridica, prevalente attività svolta, ecc) e connessi all’operazione o prestazione professionale (tipologia, modalità di svolgimento, ammontare dell’operazione ecc.). I vari elementi devono essere autonomamente valutati (anche più d’uno) e quindi flaggati per evidenziare che nella valutazione del rischio (minimo 1, max 4) si è tenuto conto di quello specifico fattore di rischio (o di quei fattori di rischio). Uno specifico spazio viene riservato alla identificazione del titolare effettivo di società ed enti. In particolare viene evidenziato che laddove il titolare effettivo debba essere individuato nell’ambito dei consiglieri di amministrazione (ad esempio nelle società cooperative e nei consorzi) sarà sufficiente richiedere all’esecutore di fornire i dati identificativi degli amministratori dotati di specifici potori di rappresentanza. Nell’ambito delle persone politicamente esposto, cioè delle persone che ricoprono o che abbiano cessato di occupare cariche di rilievo nell’Unione o a livello internazionale da meno di un anno, viene opportunamen te evidenziato che lo status di persona politicamente esposta rileva esclusivamente quando il soggetto agisce in qualità di privato e non quando opera come organo dell’ente pubblico ovvero agisce nell’esercizio dei poteri e delle facoltà scaturenti dall’atto con cui è designato all’espletamento di un ufficio o allo svolgimento di funzioni dell’ente medesimo. Tipologia di adeguata verifica e controllo costante. In tutte tipologie di adeguata verifica (semplificata, ordinaria e rafforzata) le linee guida partendo dalle regole tecniche, connotano le informazioni da acquisire e gli accertamenti da effettuare; verifiche ovviamente tanto più incisive quanto la verifica dovrà essere rafforzata. Ma l’aspetto probabilmente più rilevante è quello che lega le varie tipologie di adeguata verifica da effettuare (che come noto scaturiscono dal rischio effettivo individuato, sulla base della regola tecnica n. 2.1), ai controlli costanti che il professionista dovrà porre in essere sui propri clienti. Se la citata regola tecnica n. 2.4) ipotizzava che nel caso di adeguata verifica semplificata il controllo costante potesse avvenire su base triennale, le linee guida meglio connotano il rapporto fra rischio effettivo, tipologia di adeguata verifica e tempistica del controllo costante. In pratica viene previsto: 1) Nel caso di rischio non significativo o poco significativo ,tale da legittimare una adeguata verifica di tipo semplificato, è sufficiente che il controllo costante avvenga almeno ogni 36 mesi; 2) Nel caso di rischio abbastanza significativo, che determina una adeguata verifica ordinaria il controllo periodico potrà svolgersi con modalità biennali (ogni 24 mesi); 3) Infine, nel caso di rischio molto significativo e quindi di adeguata verifica rafforzata, i controlli costanti dovranno avvenire con tempistiche molto più ravvicinate e porsi almeno fra i 6 ed i 12 mesi. Conservazione. Nell’ambito degli studi associati o società fra professionisti le linee guida prevedono che la conservazione dei documenti, oltre che individualmente da parte del professionista incaricato, possa avvenire in modo centralizzato in un unico archivio per tutti i professionisti sia a livello della stessa sede che presso sedi diverse dello studio associato/Stp. Ciò sarà possibile a condizione che tale modus operandi non determini ostacoli giuridici (riservatezza, privacy) o logistici che compromettano la pronta disponibilità dei documenti. I modelli di pratico utilizzo. Infine, le linee guida comprendono una serie di allegati operativi che professionisti potranno utilizzare per provvedere concretamente all’adeguata verifica del cliente ed all’autovalutazione dello stesso studio professionale. A quest’ultimo obbligo è dedicato il primo degli 8 modelli pubblicati. Sono poi previsti ulteriori 7 allegati attinenti alla determinazione del rischio effettivo e della tipologia di adeguata verifica a cui sottoporre ciascun cliente, una check list per la formazione del fascicolo del cliente, un modello di istruttoria cliente, un modulo che il cliente è tenuto a compilare e sottoscrivere, qualificandosi o meno persona politicamente esposta con l’individuazione, nel caso di società ed enti dei relativi titolari effettivi, l’attestazione del professionista di avere provveduto all’adeguata verifica per conto di terzi, la dichiarazione di astensione del professionista e le procedure da effettuare nell’ambito del controllo costante.

FONTEItaliaOggi
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