di Mauro Stringhini.

Ho letto l’intervista, pubblicata il 1° giugno sul Sole 24 Ore, del presidente Miani riguardante le specializzazioni. Ho dovuto leggerla due volte poiché in prima lettura non ne ho capito assolutamente il contenuto o, per meglio dire, non credevo ai miei occhi. In seconda lettura, dopo tre profondi respiri ossigenativi, ho riletto e ho dovuto rendermi conto della triste realtà. E cioè che forse il nostro ordine professionale è destinato non a specializzarsi ma a terminare la propria esistenza con un clamoroso karakiri dovuto all’emorragia di iscritti da qui ai prossimi anni, soprattutto per gli esperti contabili (sezione B) che dopo un percorso comunque universitario e formativo di 18 mesi ovvero 36 per coloro che si sono abilitati anche come revisore, il superamento di un esame di abilitazione, si trovano penalizzati e neppure presi in considerazione da un progetto di riforma professionale del tutto miope ovvero volto a favorire solo i dottori commercialisti.

Suggerisco al nostro Presidente e al nostro Cndcec nazionale, di rivedere questa impostazione nel senso comunque di inserire anche gli iscritti nella sezione B tra i destinatari di specializzazioni, poiché ritengo che altrimenti questo progetto sarà altamente disgregativo della nostra professione che già non sta attraversando un grande momento e probabilmente saranno, come sempre, i tributaristi ad avere avuto ragione nello scegliere l’iscrizione in un albo professionale che li tutela.

FONTEIl Sole 24 Ore
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