Non solo gli studi di settore non violano la Costituzione ma il rispetto del principio del contraddittorio con il contribuente dev’essere valutato caso per caso dal giudice. Così la Cassazione con la sentenza 16544 del 20 giugno 2019. Una srl di Milano aveva ricevuto un atto impositivo basato sugli standard delle Entrate. Il legale rappresentante era stato convocato dall’ufficio per rendere giustificazioni. Ma aveva comunque lamentato la violazione del contraddittorio nonché l’illegittimità costituzionale degli studi di settore. Obiezioni della difesa respinte dagli Ermellini. Per la Cassazione va confermato che la normativa in materia di accertamento induttivo del reddito sul fondamento degli studi di settore, che sono uno strumento di accertamento, e non di determinazione, del reddito, risulta costituzionalmente e convenzionalmente compatibile, rimanendo poi da valutare, caso per caso, se la stessa sia stata applicata nel pieno rispetto del diritto di difesa del contribuente, ed in particolare del suo diritto all’instaurazione di un corretto contraddittorio con l’amministrazione finanziaria. Peraltro, la legittimità costituzionale dell’utilizzazione degli studi di settore, purché si provveda all’instaurazione del contraddittorio con il contribuente in sede di accertamento, è stata di recente indirettamente confermata dalla stessa Consulta. Non solo, la piena legittimità degli accertamenti tributari eseguiti servendosi degli studi di settore è stata con fermata pure dalla Corte Uè, sez. xv, con sent. 21.11.2018, in causa C-648/16, sempre a condizione che siano rispettati i diritti di difesa del contribuente. La Corte ha scritto, infatti, che non contrastano con la normativa convenzionale le previsioni della legislazione italiana che consentono «all’Amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati ed i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorre e a un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, al fine di accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente e procedere, di conseguenza, a rettifica fiscale».

FONTEItaliaOggi
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