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Tiene banco la questione lavoro con il dibattito politico acceso tra i partiti sul tema del salario minimo. Tra fautori della dignità delle retribuzioni e sostenitori della necessità di mettere da parte misure assistenziali preferendo sostenere le imprese per nuove assunzioni il terzo incomodo sembra essere la pioggia di contratti a termine post pandemici e il boom di dimissioni dai posti di lavoro registrate nell’ultimo anno. Questi i temi affrontati nel corso del webinar “Obiettivo lavoro: da solido a liquido cosa sta cambiando e come intervenire” promosso dalla Cassa nazionale di previdenza dei Ragionieri e degli Esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca che ha visto protagonisti Nunzia Catalfo (senatrice del M5s in Commissione Lavoro a Palazzo Madama), Antonio Viscomi (capogruppo del Partito Democratico in Commissione Lavoro a Montecitorio), Graziano Musella (deputato di Forza Italia in Commissione Lavoro della Camera) e Giorgio Trizzino (deputato di Azione in Commissione Affari sociali).
Il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Mario Chiappuella (commercialista e revisore dei conti dell’Odcec di Massa Carrara): “Una progressiva flessibilità del lavoro si sta traducendo in una forte incertezza sui redditi e, di riflesso, sui consumi. In questo quadro l’introduzione nel dibattito politico del tema del salario minimo ha acceso un dibattito aspro tra i fautori dei benefici, dal punto di vista sociale, e quelli che sottolineano la necessità di agire con incentivi alle imprese piuttosto che con misure assistenziali. Nel frattempo, tra i vari effetti della pandemia emerge un dato del tutto nuovo nel mercato del lavoro che ha fatto registrare il tasso di dimissioni più alto degli ultimi 20 anni. Molti lavoratori, specie al Nord, stanno riflettendo sul futuro e sono alla ricerca di lavori che possano conciliare la parte reddituale e la qualità della vita. Sull’altro fronte, assistiamo al paradosso di richieste di lavoro che non trovano risposte nel mercato. Un esempio chiaro che la vera sfida è proprio quella di coniugare salari equi e qualità della vita”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni (consigliere di amministrazione della Cnpr): “I quattro grandi temi intorno ai quali ruota la questione del lavoro in Italia sono quello salariale, la precarietà che si nasconde dietro una errata interpretazione del concetto di flessibilità, il costo del lavoro con l’eterna discussione della riduzione del cuneo fiscale e il tema della necessità di innovazione e qualità. La crisi occupazionale non si risolve affrontando uno solo di questi problemi. Serve affrontarli tutti insieme, in modo circolare, con quella concretezza che deve essere uno degli obiettivi principali della politica”.