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Semplificare l’accesso al credito e le procedure per usufruire delle misure messe a disposizione del governo per dare nuova linfa all’economia del Paese è una battaglia storica dei professionisti di casa nostra. Nel ginepraio di decreti che si susseguono senza interruzione da oltre due anni si rischia facilmente di alzare bandiera bianca rimanendo ostaggio di una burocrazia senza anima. Il rapporto tra clienti e istituti di credito, sempre più intermediato digitalmente, si è deteriorato in modo importante. Così come il difficile rapporto tra banche del territorio e un sistema europeo che cerca costantemente di limitarne gli spazi di azione in nome di una globalizzazione spinta dei sistemi economici e finanziari. Proprio questi istituti potrebbero marcare la differenza. 

“Quando si parla di banche di territorio – ha commentato Claudio Cavallo (commercialista e revisore dei conti dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Cuneo) – è immediato il riferimento al ruolo che svolgono. Il vantaggio delle banche locali è quello di una presenza capillare con una conoscenza puntuale della clientela. Il tema del credito non può essere delegato a semplici algoritmi, non lo troviamo affatto appropriato. Tutte le statistiche evidenziano che le banche di credito cooperativo hanno mediamente rilasciato il maggior credito facendo registrare minori sofferenze. A questo punto – sottolinea Cavallo – una traccia di lavoro per il legislatore e per il governo deve essere l’intervento sui fattori che impediscono alle banche territoriali di proseguire nella loro missione disponendo di maggiore liquidità.  Abbiamo sotto gli occhi di tutti una soluzione possibile che in tanti fanno finta di non vedere”. 

Anche Paolo Longoni (consigliere d’amministrazione della Cnpr) ha posto l’accento sul difficilissimo rapporto tra chi chiede credito e chi lo dovrebbe erogare senza essere obbligato da ‘griglie’ che ne spengono qualsiasi capacità di analisi nel dettaglio: “Uno dei grandi problemi nel settore bancario è la spersonalizzazione completa nel rapporto tra cliente e istituto di credito. La concentrazione del credito è oramai circoscritta a pochi istituti bancari. Ci troveremo ad avere oltre 400 banche autorizzate a operare dalla Banca d’Italia che poi, a tutti gli effetti, fanno capo a una ristretta cerchia di 4 istituti più grandi. La banca sta smettendo di essere interlocutrice degli utenti assumendo le sembianze di una ‘macchina’ all’interno della quale si inseriscono dati e statistiche. Contro questa visione le banche locali rappresentano la speranza per la loro capacità di dialogare con i clienti e di capire le esigenze reali del territorio. Nelle valutazioni del credito va messo in risalto il ‘rating umano’ che non può solo riguardare il package di garanzie ma anche la credibilità del soggetto che lo richiede. Gabbie e norme di vigilanza fanno poi il resto. Di regole a volte si muore e sarebbe il caso di semplificare le funzioni di vigilanza per l’adempimento delle tantissime norme già esistenti”.