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BOLOGNA – Uno stabilimento ‘gemello’ fuori dal paese in guerra. Così Lamborghini mantiene vivo il rapporto con i propri fornitori in Ucraina, aiutandoli a ‘duplicare’ la produzione fuori dai confini per dare continuità al lavoro ed evitare che eventuali fermi produttivi si trasformino in una perdita di commesse. Lo spiega il Silvano Michieli, responsabile acquisti della casa di Sant’Agata.

“Il nostro approccio è quello di duplicare e non riallocare, con una strategia di ‘dual production’. I nostri fornitori basati in Ucraina, grazie al nostro aiuto, stanno duplicando la capacità tecnica in alcuni loro stabilimenti europei. In questo modo manterremmo inalterata la relazione con i nostri fornitori, che continuerebbero a produrre all’interno delle loro fabbriche in Ucraina, ed in più li affiancheremmo in questo percorso di duplicazione dello stabilimento al di fuori dei confini di guerra”, chiarisce il manager. “Questo nel caso che il conflitto in corso provocasse nuovi fermi produttivi in Ucraina, pur nella speranza che questo non accada. Si tratta di un segnale di fiducia e riconoscenza che stiamo dando ai lavoratori della nostra catena di fornitura in Ucraina, impegnati ogni giorno per garantirci continuità produttiva”, aggiunge Michieli.

(foto credits Umberto Guizzardi)

(foto credits Rafael Cavalli)

Lamborghini è in stretto contatto con i propri fornitori in Ucraina attraverso la task force di emergenza creata dal gruppo Volkswagen e incaricata di garantire la continuità della fornitura. Tra questi fornitori, l’azienda Leoni, che produce cablaggi per il modello Huracán nella parte ovest del paese.

“Gli operatori di Leoni sono sottoposti ad enormi sacrifici per mantenere viva la produzione e con questa anche la capacità produttiva del loro paese. Alternano l’attività ai momenti di coprifuoco, in cui sono costretti a rifugiarsi all’interno dei sotterranei dello stabilimento produttivo. Il coraggio che dimostrano, l’attaccamento al lavoro e l’amore per il loro paese sono eroici e Lamborghini ne è profondamente riconoscente”, fa sapere il dirigente della casa automobilistica.

“Prima il Covid, poi il tema legato a semiconduttori ed ancora il conflitto ucraino e le politiche di protezionismo: in questo contesto Lamborghini ha fatto e sta continuando a fare un’azione di limitazione del rischio e di messa in sicurezza della catena di fornitura”, sottolinea Michieli. “Le nostre principali iniziative sono state da un lato creare un rapporto ancora più stretto con alcuni nostri fornitori strategici. Dall’altro abbiamo introdotto un approccio più proattivo e di analisi, che ci permette di anticipare una nuova crisi del settore”, assicura il manager, che non crede che pandemia e guerra abbiamo messo in discussione il processo di globalizzazione. “Io credo che fenomeni come la globalizzazione siano irreversibili. I prodotti sono l’insieme di tante aree geografiche che intervengono nel ciclo produttivo. Credo sia utopistico e miope pensare ad una deglobalizzazione estrema. Credo più in una revisione degli attuali processi e logiche di fornitura, che però sono all’interno di una naturale evoluzione del settore a seguito del nuovo contesto”, conclude.

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