In occasione del recente XI Itinerario Previdenziale più operatori del settore hanno evidenziato l’esiguo numero di iscritti alla previdenza complementare: circa un quarto dei lavoratori dipendenti. Il dibattito finale è stato dunque l’occasione per  parlare sia degli ostacoli sia di possibili provvedimenti da adottare per uno sviluppo massiccio delle adesioni.

Se Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, ha rilevato la completa assenza di campagne informative istituzionali di sostegno, ricordando come l’ultima ebbe luogo nel 2007 per il conferimento del TFR portando a un aumento degli iscritti di oltre 800.000 unità, Giovanni Maggi, Presidente di Assofondipensione, ribadita la centralità della previdenza complementare, ha poi riportato le difficoltà del sindacato a contattare i dipendenti delle aziende con meno di 50 dipendenti, con conseguente freno alle adesioni. Inoltre, quale Responsabile settore Welfare di Confindustria, ha informato sull’accordo raggiunto con le organizzazioni Sindacali per l’introduzione in sede di rinnovo dei contratti di lavoro del cosiddetto “contributo contrattuale” per la previdenza complementare, ossia un contributo mensile a carico del solo datore di lavoro, a favore di tutti i soggetti ai quali si applica il CCNL. Da ultimo, Annamaria Trovò, Vicepresidente San.Arti., ha evidenziato la necessità di rivedere il trattamento fiscale della previdenza complementare riducendo le imposte e aumentando la deducibilità dei contributi, ferma ormai da oltre 10 anni, e ha avanzato quindi la proposta di esaminare l’obbligatorietà dell’adesione ai fondi pensione.

Quest’ultimo suggerimento porta inevitabilmente a dare uno sguardo sull’andamento dell’automatic enrolment pension in atto nel Regno Unito.  Attualmente, le norme vigenti prevedono che tutti i dipendenti con almeno 22 anni di età e un reddito annuo di almeno 10.000 sterline vengano automaticamente iscritti al proprio fondo pensione aziendale o di categoria. La disposizione è stata introdotta 5 anni fa nel 2012 e in questi 5 anni la percentuale di lavoratori del settore privato iscritti a una forma pensionistica complementare è cresciuto di un terzo dal 42 al 73% (oltre 7,5 milioni di adesioni in più). Inoltre, dall’aprile del 2018, la percentuale contributiva salirà al 5% per aumentare nell’aprile del 2019 all’8%.

Nonostante questi brillanti risultati, il Department for Work and Pensions del governo inglese ha in atto un riesame del sistema pensionistico britannico che dovrebbe concludersi entro il corrente anno. In questo ambito indiscrezioni riferiscono che potrebbe essere anticipata l’età minima per l’iscrizione automatica. Secondo il Daily Telegraph, infatti, tutti i lavoratori verranno iscritti automaticamente a partire dai 16 anni di età, facendo sì che centinaia di migliaia di giovani possano iniziare a risparmiare per la propria pensione da un’età molto precoce. Il DWP sinora ha rifiutato ogni commento, mentre la revisione è in corso.

Tuttavia, in un momento in cui la metà degli inglesi crede che non avrà una pensione sufficiente per mantenere il proprio stile di vita attuale, è fondamentale operare in modo che i lavoratori comincino ad accantonare risorse il più presto possibile, anche in considerazione dell’ormai diffusa convinzione della discontinuità di impiego nel corso della vita lavorativa.

Va comunque segnalato che non solo i giovani hanno bisogno di essere aiutati, dato che ancora milioni di inglesi non sono stati iscritti vuoi perché troppo anziani, o perché non guadagnano abbastanza o, ancora, perché sono lavoratori autonomi. L’auspicio, quindi, è che la revisione del sistema in corso non ignori queste persone e si introducano criteri per portarli all’automatic enrolment.

E in Italia? Quando potremo vedere qualche passo concreto da parte delle Istituzioni per aiutare lo sviluppo della previdenza complementare per la sua funzione primaria di erogazione di pensioni e non utilizzarla sempre più spesso quale supporto alle necessità correnti oltre a caricarla di imposte come se fosse un puro investimento finanziario speculativo?

Fonte: Il Punto Pensioni e Lavoro

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