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Aumentare il potere d’acquisto delle famiglie italiane per rilanciare i consumi e combattere l’inflazione galoppante. I partiti politici si affannano a trovare soluzioni e sembrano essere tutti d’accordo sul dare vita alla riduzione del cuneo fiscale. Ma a quale prezzo? Sul banco degli imputati sale il reddito di cittadinanza al quale in tanti guardano per trovare risorse economiche necessarie a dare più soldi ai lavoratori. Ma ha davvero senso togliere soldi a chi non ha nulla per darli a chi ha un lavoro? Questi i temi affrontati nel corso del webinar “Più soldi in busta paga. Tutti d’accordo sul taglio del cuneo fiscale contro l’inflazione, ma poi chi paga il conto?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Alessandro Colucci (Noi con l’Italia), segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati,  Ylenja Lucaselli (deputata di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio a Montecitorio), Raffaele Trano (deputato di Alternativa in Commissione Bilancio) e Davide Zanichelli (parlamentare del M5s nella Commissione Finanze della Camera).

Il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Mario Chiappuella (commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara): “Da tutte le parti sociali si assiste alla richiesta di una forte riduzione del cuneo fiscale per aumentare quanto entra in tasca ai lavoratori. Questa riduzione a prestazioni invariate resta tuttavia di difficile attuazione. Confindustria e partiti chiedono un intervento schock per aumentare la capacità di spesa delle famiglie italiane ma come finanziare questa riduzione per dare di più ai dipendenti? E sullo sfondo aleggia sempre lo spettro di una patrimoniale, misura da sempre invisa a diverse rappresentanze del Parlamento”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni (consigliere d’amministrazione della Cnpr): “Argomento non semplice quello di ridurre il costo del lavoro favorendo i percettori di reddito di lavoro dipendente, e perché non anche di lavoro autonomo? Ma con un bilancio dello Stato che è strettamente rigido la vedo dura. Il welfare in Italia vale più del 27% della spesa pubblica. Il costo degli interessi sul debito vale un po’ meno del 7%. Questa è una spesa rigida e non modificabile. Come si fa ad intervenire per ridurne il peso? Ho ascoltato diverse ipotesi, anche quella di finanziare la riduzione del cuneo con il gettito del recupero dell’evasione, che si può fare ma non può essere considerata una entrata certa. Quello che è certo è che bisogna migliorare la spesa tagliando quella improduttiva, riducendo il più possibile il costo sociale di una spesa che non è fuori controllo ma è di una rigidità spaventosa”.