Putin il piccolo fa il duro e si scrive la sua Storia… ma l’Italia è messa male

ROMA – Quello che si crede il nuovo Zar alza la voce. Ancora una volta il presidente russo si diverte a fare lo sbruffone e a minacciare i paesi europei e tutto l’Occidente perché stanno aiutando i soldati e la resistenza Ucraina a combattere l’invasore russo. Putin se ne frega delle città che i suoi soldati stanno bombardando, dei tanti morti, soprattutto giovani strappati a una vita normale costretti ad imbracciare le armi e mandati al massacro. A Putin non interessa, lui tutto il giorno con la sua cricca è impegnato a riscrivere la Storia della Russia, quella che piace a lui, a preparare dei veri e propri manuali che i ‘putiniani’ devono recitare e far imparare a memoria a tutti. Se qualcuno sgarra e magari pronuncia qualche parola vietata, ad esempio guerra per quanto accade in Ucraina, lo si sbatte in galera. E lancia una nuova sfida all’Occidente: “Se vogliono sconfiggerci sul campo, ci provino… la guerra in Ucraina è appena cominciata, perché non abbiamo ancora iniziato a fare le cose sul serio”.

Insomma, non bastano gli sfracelli che abbiamo visto in questi quattro mesi, ne promette di peggiori. Lo stesso ha ripetuto oggi Lavrov, il suo schiavo che funge da ministro degli Esteri intervenuto al G20 dove ha ripetuto la lezioncina, cioè di aver attaccato per salvare la popolazione di etnia russa dalle violenze dell’Ucraina e anche per “denazificare” il suo vicino. Lavrov ha accusato le potenze occidentali di spingere l’Ucraina ad “usare le loro armi” e ha criticato i Paesi occidentali per il fatto che dipingono la Russia come un “aggressore” o un “occupante” nel conflitto, senza valutare i fatti sul terreno. L’Occidente sta a guardare mentre i paesi europei, che stanno aiutando l’Ucraina, sono sempre più colpiti dalla crisi economica già in atto e che le sanzioni decise contro Putin per forza di cose aggraverà.

I principali studi economici cominciano a sfornare le loro previsioni, tutte volte al negativo nel breve periodo. Le borse perdono, la Germania per la prima volta dal 1991 registra un deficit commerciale, con l’allarme che il taglio delle forniture di gas russo potrebbero far collassare le principali industrie. Da sottolineare che l’Italia è strettamente collegata alla Germania visto che per loro produciamo moltissimi prodotti secondari. Per non parlare della crisi alimentare a livello mondiale che potrebbe far mettere in marcia centinaia di migliaia di profughi in cerca di cibo nei paesi ricchi. Facendo le corna alla previsione di JP Morgan, per cui è possibile che il prezzo del barile di petrolio possa salire fino a 380 dollari. Queste alcune delle indicazioni, che metteranno a dura prova il nostro Paese già in preda alla campagna elettorale per le prossime elezioni politiche e al rischio di crisi di Governo tra pochi giorni. Da segnalare ancora alcuni dati del rapporto annuale dell’Istat presentato oggi che evidenziano ulteriori problemi.

Versante economico: dopo la crescita record nel 2021 (+6,6%), a inizio anno il Pil dell’Italia è tornato sui livelli di fine 2019, anche se con progressi non uniformi tra i settori. La crescita acquisita per il 2022 è, al momento, del 2,6%, secondo il rapporto annuale Istat 2022. L’inflazione a giugno ha raggiunto l’8% per l’indice NIC, ai massimi da gennaio 1986, sospinta dai rincari delle materie prime, in particolare del gas naturale, il cui prezzo è aumentato di circa sei volte.

Dal 2005 la povertà assoluta è più che raddoppiata: le famiglie coinvolte sono passate da poco più di 800mila a 1 milione 960mila nel 2021 (il 7,5% del totale). Per effetto della diffusione più marcata del fenomeno tra le famiglie di ampie dimensioni, il numero di individui in povertà assoluta è quasi triplicato, passando da 1,9 a 5,6 milioni (il 9,4% del totale).      

Italia sempre più vecchia: gli anziani di 65 anni e più sono 14 milioni 46mila a inizio 2022, 3 milioni in più rispetto a venti anni fa e pari al 23,8% della popolazione totale. Nel 2042 saranno quasi 19 milioni, il 34% della popolazione. I grandi anziani (80 anni e più) superano i 4,5 milioni mentre la popolazione con almeno cento anni raggiunge le 20mila unità, valore quadruplicato negli ultimi vent’anni.

La popolazione continua a diminuire: dal 2014 per via del saldo naturale negativo non compensato dall’apporto positivo delle migrazioni. Secondo i primi dati provvisori, al 1°gennaio 2022 la popolazione è scesa a 58 milioni 983mila unità, cioè 1 milione 363mila in meno nell’arco di 8 anni.

Nel 2021 sono poco più di 7 milioni i giovani di 18-34 anni che vivono in casa con i genitori (67,6%), in aumento di 9 punti dal 2010, cioè prima che gli effetti della Grande recessione tornassero a far crescere la permanenza in famiglia. Rispetto al 2019, ossia prima della pandemia, la permanenza è cresciuta di 3,3 punti. 

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