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Indennità «una tantum» da 200 euro all’orizzonte per i lavoratori autonomi e i professionisti (non pensionati) iscritti alle Casse di previdenza che, nell’anno d’imposta 2021, non abbiano superato l’asticella dei 35.000 euro di reddito: il sussidio verrà corrisposto non automaticamente, bensì previo invio della domanda. E l’Inps e gli Enti privati procederanno all’erogazione del «bonus» seguendo «l’ordine cronologico» delle istanze presentate e accolte, una volta verificato il possesso dei requisiti necessari per esser ammessi al beneficio. È quel che prevede il decreto attuativo della misura contemplata nel Decreto Aiuti (50/2022), approvato alla Camera da una manciata di giorni e oggi nell’Aula del Senato: il testo, che ItaiiaOggi ha visionato, è stato redatto dal ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia ed è proprio nel dicastero di via XX settembre, a quanto si apprende, che attualmente si trova. E viene approfondito, in vista dell’emanazione. Se, infatti, la somma è stata già corrisposta (o lo sarà, entro fine mese) alla platea dei pensionati aventi diritto, con l’assegno di luglio, per erogare i 200 euro a chi non è andato in quiescenza occorre avere nero su bianco criteri e modalità; per sostenere «il potere d’acquisto dei lavoratori autonomi e dei professionisti conseguente alla crisi energetica e al caro prezzi in corso», si legge, viene concessa l’indennità (che non concorre a formare reddito ed è, perciò, esentasse, e non è «cedibile, o pignorabile»), sulla base di una dotazione «individuata in 80,7 milioni per l’anno 2022» per i liberi professionisti, a fronte di un complessivo limite di spesa per l’intervento di 500 milioni. A poterne godere gli iscritti agli enti disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996 alla data di entrata in vigore del decreto 50 del 17 maggio dell’anno in corso, con partita Iva atti va e lavoro avviato entro la medesima data, entro la quale dovranno aver effettuato «almeno un versamento, totale, o parziale, per la contribuzione dovuta alla gestione di iscrizione per la quale è richiesta l’indennità, con competenza a decorrere dall’anno 2020»; nel caso in cui il soggetto interessato sia assodato contemporaneamente a una delle gestioni previdenziali dell’Inps e a una Cassa privata, si precisa, l’istanza dovrà essere presentata «esclusivamente» all’Istituto pubblico. Il «tetto» delle entrate che consente di incassare il sussidio, come accennato, è pari a 35.000 euro: una volta inoltrata la domanda, il «bonus» verrà distribuito «sulla base dei dati dichiarati dal richiedente e disponibili all’Ente erogatore al momento del pagamento», e la corresponsione dei 200 euro è subordinata alla «successiva verifica, anche attraverso le informazioni fornite in forma disaggregata, per ogni singola tipologia di redditi, dall’Amministrazione finanziaria e da ogni altra Amministrazione pubblica che detiene informazioni utili” all’accertamento della correttezza della posizione; dal computo del reddito personale assoggettabile ad Irpef, si precisa, sono esclusi i trattamenti di fine rapporto, il reddito dell’abitazione e « le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata». In assenza dei requisiti stabiliti l’ente erogatore procederà al recupero di quanto indebitamente incassato. E, infine, l’Inps e le Casse, dovendo rispettare il limite di spesa di 500 milioni di euro globali, saranno tenuti a comunicare con cadenza settimanale al ministero del Lavoro gli esiti del monitoraggio delle istanze presentate e di quelle ammesse al pagamento.