l’epidemiologa:-“dose-booster-raccomandata-contro-le-complicanze”

ROMA – Negli ultimi giorni la curva dei contagi “sembra” che abbia raggiunto il plateau, ma è difficile fare previsioni sul futuro perché il virus “trova il suo ‘carburante’ nelle persone ancora suscettibili”. Per proteggersi dalle forme severe dell’infezione, allora, è importante che tutti completino il ciclo vaccinale e che fragili ed over 60 facciano la dose booster, non aspettando un vaccino aggiornato contro le varianti che “potrebbe arrivare non prima della fine dell’anno”. Nel frattempo è una “contraddizione” permettere ai positivi asintomatici di uscire di casa e chi sa di essere contagioso “dovrebbe adottare tutte le precauzioni del caso”, anche se ormai con i test ‘fai da te’ “molto è lasciato alla responsabilità individuale”. Ad ogni modo, soprattutto in vista delle vacanze estive, è “complicato” fermarsi ad ogni raffreddore, per questo se qualcuno è incauto “bisogna che tutti gli altri siano prudenti” e che indossino preferibilmente le mascherine FFP2 “anche in aereo”, per esempio, dove “sorprendentemente“ non sono più raccomandate. Di questo l’agenzia Dire ne ha parlato con Stefania Salmaso, epidemiologa dell’AIE (Associazione italiana di Epidemiologia), nel corso di una intervista.

– La curva dei contagi ha raggiunto il plateau?

“Per quanto riguarda l’andamento della pandemia, negli ultimi giorni il numero delle nuove infezioni tende a stabilizzarsi e questo fa pensare che si sia raggiunto un ‘equilibrio’. Ma non è detto che il plateau indichi un calo dei casi, bisogna vedere se il numero delle nuove infezioni sul quale ci stabilizziamo, in una sorta di convivenza con il virus, rimarrà alto o meno. Il numero di infezioni, infatti, è direttamente correlato al numero di casi severi e di decessi; allora se la circolazione virale è molto elevata è inevitabile che le infezioni raggiungano anche quelle persone che hanno maggiori probabilità di eventi assolutamente indesiderabili come i ricoveri ospedalieri o in terapia intensiva. Insomma è plausibile che stiamo arrivando ad un punto in cui le nuove infezioni tendono a stabilizzarsi e sperabilmente a diminuire, ma c’è ancora una quota di persone (anche se abbastanza ridotta, intorno al 5%) che già in precedenza ha contratto il Covid ma che si reinfetta. In questo contesto è allora molto difficile fare previsioni, perché noi sappiamo che la circolazione virale trova il suo ‘carburante’ nelle persone ancora suscettibili come i non vaccinati o chi ha già contratto il virus in precedenza. Dall’altro lato, però, adesso è confortante vedere che il numero delle infezioni identificate non cresce alla velocità precedente”.

– In attesa di un vaccino aggiornato, in molti esprimono perplessità sull’opportunità di fare ora la dose booster…

“L’impennata delle infezioni ha portato ad un aumento dei casi anche severi, da qui è emersa la raccomandazione di fare una nuova dose di booster (o di richiamo) anche per gli over 60. In diversi Paesi del mondo sono state adottate strategie analoghe, addirittura in Australia hanno consigliato la quarta dose alle persone sopra i 30 anni di età. C’è da dire che il beneficio che comporta una quarta somministrazione non è una prevenzione delle infezioni ma delle complicanze, quindi anche facendo il booster non si devono abbandonare le precauzioni individuali. Certamente questa dose è fortemente raccomandata alle persone che hanno problemi di salute, a quelle che hanno già fatto le prime tre dosi o che magari non hanno recentemente avuto l’infezione. Noi sappiamo che le prime tre dosi ci danno una protezione abbastanza buona nei confronti delle complicanze, basta vedere l’ultimo report dell’Istituto superiore di Sanità: i decessi tra le persone non vaccinate o che non hanno completato il ciclo vaccinale sono 7 volte superiori alle persone che invece sono state vaccinate, così come i ricoveri, che sono 3 volte superiori tra i non vaccinati. L’invito per tutti, quindi, è quello di completare le tre dosi e di fare la quarta per le persone fragili e vulnerabili. Non credo che tra settembre e ottobre avremo un nuovo vaccino, anche perché per ora si stanno valutando gli effetti dei vaccini bivalenti messi a punto, che contengono anche la variante Omicron, ma non l’ultima arrivata. Nel momento in cui avremo un nuovo vaccino certamente il virus sarà ancora una volta cambiato ma del resto una quarta dose fatta adesso non pregiudica la vaccinazione futura”.

– Ma chi si vaccinerà adesso quando potrà rifarlo?

“Penso che per la fine dell’anno sarà disponibile un vaccino aggiornato con un nuovo antigene. E da qui a cinque mesi non credo ci siano problemi per ripetere il vaccino. Ovviamente stiamo facendo delle pure ipotesi, perché non abbiamo niente in mano. C’è anche da dire che è stato dimostrato che queste nuove varianti sono talmente contagiose che le nuove vaccinazioni dovrebbero indurre una risposta anticorpale molto elevata per prevenire le infezioni. Ricordiamoci che finora tutta la nostra strategia è stata mirata a prevenire gli eventi severi, cioè le ospedalizzazioni e i decessi, quindi secondo me bisogna rendere più facile l’accesso al trattamento, sapendo fin dall’inizio che sarà comunque molto difficile arginare le infezioni. L’unico sistema per farlo è adottare misure precauzionali a livello individuale, ossia portare la mascherina ed essere più prudenti nelle nostre esposizioni, quindi frequentare luoghi aperti piuttosto che al chiuso”.

– Tornando alla dose booster, secondo lei può decidere le sorti dell’autunno?

“Certamente no nei confronti dell’infezione: la circolazione virale non viene inibita dalla quarta dose, perché sappiamo che questa dose ha un potere limitato nei confronti della prevenzione dell’infezione, mentre invece può essere d’aiuto nel contribuire a ridurre i casi severi così come abbiamo visto anche in altri Paesi”.

– Qualche esperto, intanto, è critico sulle tempistiche scelte dall’Ema per la somministrazione della quarta dose, che eventualmente andava estesa in primavera anche ai più giovani. Che ne pensa?

“Non è stato fatto un errore, secondo me è giusto adottare ogni volta delle contromisure rispetto a quello che è il quadro epidemiologico. Mettere in campo la vaccinazione per tutta la popolazione è anche molto complesso e l’azione deve essere giustificata dal beneficio che se ne trae. Purtroppo la vaccinazione non ferma la circolazione virale però riduce di molto il rischio di casi severi; ora abbiamo dei trattamenti efficaci ma bisogna indagare se le persone che hanno avuto delle complicanze o sono decedute hanno avuto un ritardo di diagnosi o di prescrizione oppure non sono state riconosciute come vulnerabili. Bisogna insomma capire se c’è un margine di miglioramento per intervenire più tempestivamente”.

– I positivi asintomatici possono uscire o no?

“Se c’è qualcuno che può contagiare gli altri e se noi non abbiamo nessuno strumento per prevenire le infezioni, mandare in giro le persone contagiose mi sembra una contraddizione. Adesso con i test ‘fai da te’ è chiaro che molto è lasciato alla responsabilità personale, perché alcuni di questi neppure vengono riportati dalle fonti ufficiali. Però è evidente che se sai di essere contagioso dovresti adottare tutte le precauzioni per non andare a contagiare gli altri, soprattutto sul luogo di lavoro. Personalmente sono già abbastanza perplessa che, a livello internazionale, abbiamo dovuto adeguarci alla non obbligatorietà della mascherina in aereo, ma il fatto che non sia obbligatoria non vuol dire che non sia utile indossarla. Anche perché è probabile che molte persone in vacanza che si accorgono di stare male decidano di saltare sul primo aereo per tornare a casa propria. E questo non va assolutamente bene: è vero che gli aerei hanno dei filtri particolari e che la circolazione dell’aria viene assicurata, ma se ci si siede vicino a qualcuno contagioso e non c’è nessuna barriera in mezzo mi sembra quantomeno di buonsenso mettersi la mascherina”.

– E speriamo che il buonsenso ci sia anche adesso con le partenze estive. Perché il rischio potrebbe essere che qualcuno dica: ‘Ho il mal di gola, ma la vacanza è prenotata e quindi parto…’. Non trova?

“Gli italiani fino ad oggi sono stati bravissimi e hanno fatto tutto quello che gli è stato detto di fare. È chiaro che le norme calate dall’alto che ci obbligano a certi comportamenti possono durare il lasso di tempo di una emergenza dichiarata e percepita, mentre adesso bisogna che ognuno si renda responsabile. È ovvio che se per ogni raffreddore ci si ferma diventa complicato, l’importante allora è adottare tutte le cautele del caso. Se qualcuno è imprudente bisogna che tutti gli altri siano prudenti, quindi è importate indossare una barriera come la FFP2 che blocca benissimo qualsiasi tipo di infezione, compreso il normale raffreddore che ha il nostro vicino di sedile”.

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