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ROMA – Dopo il parto non è infrequente che le donne possano lamentare dei problemi a carico dell’apparato vaginale, ma soffrire in silenzio non è sicuramente la strada giusta da seguire. Quali sono i disturbi più frequenti tra le neomamme? E quali sono le strategie terapeutiche a disposizione? È necessario astenersi dal fare l’amore durante il periodo dell’allattamento o invece è bene recuperare l’intimità con il partner? L’agenzia di stampa Dire ha affrontato il tema con il dottor Franco Vicariotto, ginecologo del centro ‘Humanitas per lei ‘dell’Ospedale Humanitas San Pio X di Milano.

I DISTURBI PIÙ COMUNI

Quali sono i disturbi più frequenti tra le mamme e quando è bene evitare di ascoltare i consigli dell’amica e recarsi dallo specialista?“Oggi è evidente come le donne che devono partorire si preoccupano giustamente molto di più del loro corpo sia durante la gravidanza che nel periodo di recupero del puerperio e questo è dovuto ai cambiamenti sia generazionali che epocali degli ultimi 20 anni. Un altro fattore importante da prendere in considerazione è l’aumento dell’età media del primo figlio. Da qui è evidente come una ventenne avrà un recupero funzionale post partum molto più lineare e con meno problemi. Viceversa, sia nel caso di un parto vaginale che cesareo il trauma causato dall’uscita del bambino sui tessuti della vulva e della vescica possono lasciare dei problemi funzionali nella donna più adulta. Non è infrequente che la donna, dopo aver partorito, deve essere orientata ad eventuale recupero vaginale funzionale. È bene naturalmente seguire i consigli dello specialista e soprattutto dell’ostetrica, finalmente una figura emergente anche in Italia e in aiuto alle donne”.

Molte donne però non sanno (o non chiedono per vergogna) come prendersi cura della salute intima dopo il parto. Quali sono le soluzioni moderne oggi a disposizione?“Il problema più grande direi è quello culturale. Bisogna educare la mamma su questi temi al momento della dimissione dall’ospedale ed offrendo quindi un servizio, che nella nostra struttura abbiamo, di recupero del pavimento pelvico. Cioè si tratta di ripristinare correttamente il tono e la funzionalità vescicale e vaginale. A seconda del tipo di parto e del travaglio la mamma può riportare dei danni momentanei che possono essere recuperati. In questi casi si può optare per una ginnastica riabilitativa. In questo percorso, ripeto, l’ostetrica è una figura di riferimento importante, come accade già da tempo nel nord Europa. Mentre nei casi di danni più severi c’è la possibilità di ricorrere all’uso di apparecchi elettromedicali”.

CONCILIARE LA VITA SESSUALE CON QUELLA DI NEOMAMMA

Conciliare la vita di neomamma e donna, con regolare vita sessuale dopo il parto, è possibile?“Questa domanda ricorre nella visita successiva al parto, che avviene solitamente dopo 30 o 40 giorni. All’Humanitas affrontiamo questo discorso. Nella donna che ha da poco partorito e che sta allattando la libido e la sessualità fanno più fatica a riprendere. In ogni caso è il compito di noi specialisti indirizzare la paziente a riprendere l’affettività e dunque anche la sessualità all’interno della coppia. Non tutte le coppie però sono uguali. Ci sono infatti delle miei pazienti che al 40esimo giorno si sentono pronte e mi chiedono se possono riprendere l’attività sessuale ed altre che invece hanno un rifiuto della sessualità”.

Di quali tecniche disponiamo oggi per ristabilire la regolare funzionalità vaginale e favorire la rigenerazione dei tessuti?“Se la riabilitazione e la ginnastica consigliata dall’ostetrica non dovesse bastare possiamo fare affidamento sull’aiuto del calore. La radiofrequenza, un macchinario che sfruttando il calore aiuta a recuperare le lassità del tessuto vaginale dovuta al parto”.

Un ultimo consiglio da recapitare alle neomamme d’Italia?“Racconto sempre alle mie pazienti che vicino a noi c’è l’Europa. Mi spiego, l’atteggiamento protettivo tipico degli italiani nel gestire una gravidanza è correttissimo ma andrebbe bilanciato con la possibilità di fare qualche figlio in più come si fa nel resto dell’Ue. Certo l’aiuto dello stato sarebbe importantissimo visto che nel nostro Paese possiamo fare affidamento solo sulla famiglia. Il nostro lavoro e la nostra consulenza ha l’obiettivo di stare vicino alle mamme o a chi vuole diventarlo. I dati italiani sulla natalità sono davvero disastrosi e bisognerebbe agire su questo drammatico calo democratico. In Humanitas cerchiamo di dare supporto alle donne con tutti i consigli che possiamo le nostre pazienti”.

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