Il ministro del Lavoro critica la riforma Fornero delle pensioni, nel giorno in cui l’Istat segnala un aumento annuale dei posti di lavoro, che però riguarda solo i contratti precari, mentre quelli a tempo indeterminato declinano. Dice il ministro Giuliano Poletti che «la riforma Fornero aveva dei difetti molto gravi: il tema degli esodati, il salto secco di età senza cercare un punto di equilibrio, e non aver previsto un trattamento diversificato in ragione del tipo di lavoro». Secondo Poletti «l’intervento della Fornero non ha rappresentato una buona soluzione, tanto che lo stiamo correggendo». In particolare, Poletti giudica negativamente «il rialzo dei requisiti di pensionamento per tutti, in un solo colpo, senza tener conto delle diverse situazioni». Il ministro si è anche detto d’accordo con in presidente dell’Inps, Tito Boeri: «E senz’altro ipotizzabile un aumento dei contributi, a carico dei datori di lavoro, per le mansioni che scontano un più alto rischio di mortalità. Il lavoro gravoso va sostenuto anche così». Intanto dal fronte dei numeri Istat si apprende che a settembre 2017 gli occupati in Italia sono 326 mila in più rispetto al settembre 2016, mentre la variazione è stata minuscola (2 mila) rispetto ad agosto 2017. Su base annua la crescita dei lavoratori dipendenti (387 mila) riguarda di più quelli a termine: il rialzo nel loro caso è del 14,8% (361 mila) contro i lavoratori permanenti, saliti solo dello 0,2% (26 mila). Su base mensile aumentano i lavoratori indipendenti (19 mila), mentre calano i dipendenti (-17 mila) interrompendo l’andamento positivo dall’inizio dell’anno. A settembre rispetto ad agosto resta invariato il tasso di disoccupazione, all’11,1%. L’Istat fa notare come il tasso di disoccupazione in Italia oscilli ormai da circa sei mesi intorno all’11,2%. A settembre risulta poco mosso anche il numero assoluto dei disoccupati, sempre considerando il confronto congiunturale (2 milioni e 891 mila, cioè 5 mila in meno di agosto). Risalgono invece gli inattivi, cioè coloro che né sono occupati né sono in cerca di lavoro (25 mila). Questo incremento corrisponde a un rimbalzo, visto che in estate il tasso di inattività aveva toccato i minimi. Quanto al tasso di disoccupazione giovanile , a settembre aumenta dello 0,6% al 35,7%. II tasso di disoccupazione cresce tra i 25-34enni ( 0,7 punti), cala tra i 35-49enni (-0,3 punti) e rimane stabile tra gli ultracinquantenni. Sul fronte degli inattivi, il tasso di inattività cresce tra i 25-34enni ( 0,2%), rimane stabile tra i 35-49enni e cala tra gli over 50 (-0,1 punti).

FONTELa Stampa
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